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Dottoressa Giò: la consacrazione di Barbara d’Urso passa per una fiction antiquata e ascolti mediocri

Partiamo da una premessa: Barbara d’Urso è la numero 1 in quello che fa. La formula dei suoi programmi è rodatissima, è capace di accattivare il pubblico, di fare spettacolo anche con pochi mezzi, di essere autorevole e di calibrare ogni singola parola che pronuncia, dando a tutto uno scopo ben preciso. Ecco, questo vale come conduttrice. Nel campo della recitazione, non si può certo dire lo stesso.

La Barbara d’Urso attrice protagonista non si vedeva dal 2006, anno della sua ultima fiction, e nel giro di 13 anni, la sua immagine televisiva è cambiata radicalmente, diventando, appunto, quanto descritto finora. Il ritorno della Dottoressa Giò, da ieri sera su Canale 5, non stravolge la sua nuova immagine, ma anzi, le permette di rimanere coerente con ciò che è e che vuole essere.

Infatti, personaggio e interprete si confondono: la dottoressa Giò porta avanti le stesse battaglie per cui si è battuta la d’Urso in anni di Pomeriggio Cinque e Domenica Live – la violenza sulle donne in primis -, addirittura alcune battute della ginecologa possono essere associate ad esperienze personali della conduttrice, sia nel campo televisivo che in quello privato.

Questa coerenza tra Giò e Barbara, dunque, permette alla d’Urso di consacrarsi ancora di più, e lei ne è perfettamente consapevole: la fiction viene vista esclusivamente per la sua presenza, non di certo per la trama. Non a caso, il colpo di scena principale (Giò investita da un’auto) non viene conservato per le puntate centrali, come accade in genere, ma viene proposto proprio all’inizio del primo episodio, per poi tornare indietro con la storia attraverso un flashback: in questo modo, da buona esperta di televisione, la d’Urso ha potuto spoilerare l’iconica scena nei suoi programmi, incuriosendo ancora di più il pubblico verso la sua rinnovata prova d’attrice.

È un peccato, perchè dovrebbe essere proprio il contrario: la storia, a differenza di altre fiction, ha un suo perchè, è intrigante e ben articolata, mentre è la recitazione che lascia a desiderare: non solo quella della protagonista, ma anche quella di diversi altri attori, fatta eccezione per Paola Tiziana Cruciani, alias la caposala Gigliola.

Lo stile è lo stesso, se non peggiore, delle telenovele spagnole che Canale 5 ci propina da anni, con interpretazioni non da Oscar e personaggi doppiati, tant’è che anche gli ascolti si sono mantenuti in linea con il pubblico del pomeriggio, senza un particolare boom (che forse ci si aspettava, dato il successo sui social): 3.046.000 spettatori, con il 12,64% di share.

Dottoressa Giò è un prodotto che non rende onore ai passi avanti fatti dalla serialità italiana negli ultimi anni, ma che è stato realizzato esclusivamente per accontentare gli amanti del trash, i fan di Barbara d’Urso, la d’Urso stessa e anche Canale 5, che si ritroverà 4 serate di ascolti discreti. Mediaset, però, non si illuda di aver rilanciato il reparto fiction, perchè, con questa operazione revival, sono rimasti fermi al 1997.