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Festival di Sanremo 2019: la classifica della giuria demoscopica dopo la prima serata

E’ lunga la strada per arrivare alla vittoria del 69° Festival di Sanremo: i cantanti hanno ancora quattro serate da affrontare, e altrettante giurie da cui farsi votare. Infatti, come negli scorsi anni, l’elezione del vincitore è affidata a quattro diverse giurie, che avranno pesi diversi nelle varie serate: la giuria demoscopica, la giuria della Sala Stampa, il televoto e, da venerdì sera, la Giuria d’Onore (qui i componenti).

Durante la prima serata, il televoto ha pesato per il 40%, mentre la demoscopica e la Sala Stampa sono valse ciascuna il 30%. Al termine della puntata, attraverso una grafica parecchio confusionaria, è stata svelata la classifica della giuria demoscopica, assolutamente parziale (inciderà solo per l’1,875% sulla classifica finale), ma comunque abbastanza indicativa delle preferenze del pubblico.

I 24 cantanti sono stati suddivisi in tre aree, passando dalla zona blu, con i preferiti della giuria, a quella gialla, fino a scendere a quella rossa, con i concorrenti meno votati.

In testa alla classifica della giuria demoscopica, troviamo i pezzi forse più “sanremesi”: il pubblico ha premiato i classici Bertè, Nek e Renga, l’intensità delle esibizioni di Cristicchi e Silvestri, la potenza musicale de Il Volo, e le due giovani rivelazioni campioni di vendite nel 2018, Irama e Ultimo.

Nel “limbo” della zona gialla, troviamo artisti presenti nelle classifiche italiane di vendita, ma, effettivamente, in posizioni più basse rispetto ad alcuni artisti della zona blu: Arisa, Patty Pravo con Briga, Paola Turci, Anna Tatangelo. Alcuni di questi pezzi, inoltre, hanno bisogno di più di un ascolto per poter essere assimilati, dai Negrita a Enrico Nigiotti. Sul giudizio dei Boomdabash e di Shade e Federica Carta, probabilmente ha inciso anche il non essere così conosciuti dal grande pubblico.

Sembra, invece, fallito il tentativo di Baglioni di portare a Sanremo generi musicali diversi, anche se molto in voga nel panorama musicale italiano. La giuria demoscopica non ha premiato il neomelodico di Nino D’Angelo e Livio Cori, il rock di Achille Lauro e The Zen Circus, e l’indie di Ghemon, Motta e degli Ex-Otago. Non sfondano nemmeno i due vincitori di Sanremo Giovani eletti, Einar e Mahmood: la strategia di Baglioni di dedicare ai Giovani un concorso a parte in onda a Dicembre potrebbe non aver funzionato.

Ribadiamo ancora la totale parzialità della classifica, ma da quel che vediamo, il pubblico della giuria demoscopica sembra aver preferito – in alcuni casi meritatamente, in altri meno (qui le nostre pagelle) – i generi e i volti più classici, rispetto a quelli più innovativi. Come lo scorso anno, non ci saranno eliminazioni, perciò l’unica domanda da porsi è: la classifica verrà sovvertita nelle prossime serate dal televoto e dalle altre giurie?