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Festival di Sanremo 2019, le pagelle delle esibizioni della prima serata: spiccano Bertè, Arisa e Mahmood

Abbiamo già parlato di un 69° Festival di Sanremo piuttosto appannato, riferendoci anche alle canzoni in gara, che, complessivamente, non sembrano destinate a rimanere nella storia della kermesse.

Il direttore artistico Claudio Baglioni ha riunito in questo Festival tutti i generi musicali più in voga in Italia, dal pop al melodico, dalla dance al rock, dal rap all’indie. Tuttavia, non è bastato accontentare tutti i palati per proporre un’offerta di canzoni eccellente, poichè molte di esse peccano di originalità e appeal, nella parte musicale e/o in quella del testo. Non essendo, però, critici musicali, ci limiteremo a dare un giudizio complessivo sulle prime impressioni date dalle 24 esibizioni della prima serata del Festival, considerando, quindi, la resa complessiva tra brano, performance, look e atmosfera che si è creata sul palco dell’Ariston.

FRANCESCO RENGA – “ASPETTO CHE TORNI”: Renga ha cantato brani migliori, e anche nelle sue altre partecipazioni al Festival ha proposto pezzi più vincenti. Questo non si candida alla vittoria, è molto, forse troppo, in stile sanremese, e per questo ha poco mordente. Voto 5.5

NINO D’ANGELO E LIVIO CORI – “UN’ALTRA LUCE”: i due cantanti hanno portato il genere neomelodico a Sanremo, cantando in napoletano, ma risultando molto poco comprensibili. Tuttavia, sono riusciti a trovare un’alchimia sul palco, come se fossero zio e nipote, e, quando le due voci si sovrappongono, il pezzo riesce a diventare quasi orecchiabile. Voto 5.5

NEK – “MI FARO’ TROVARE PRONTO”: la canzone è il proseguo ideale di “Fatti avanti amore”, con cui Nek si classificò secondo a Sanremo 2015. Ne riprende la stessa grinta, anche nell’esibizione del cantante, ma non riesce a rievocarne la stessa natura di “tormentone”. Voto 7

THE ZEN CIRCUS – “L’AMORE E’ UNA DITTATURA”: il rock puro è arrivato all’Ariston, utilizzando espedienti scenici come due sbandieratori tra il pubblico, che hanno reso coinvolgente l’esibizione. Peccato che sia il brano a non convincere del tutto. Voto 5.5

IL VOLO – “MUSICA CHE RESTA”: le voci dei tre tenorini si amalgamano perfettamente come sempre, regalando un’esibizione esplosiva e potente. In più di un punto, si è avuta l’impressione che il pezzo fosse un po’ troppo simile a “Grande Amore”, puntando tutto sulla voce e poco sull’originalità del testo. Deve piacere il genere che propongono. Voto 7.5

LOREDANA BERTE’ – “COSA TI ASPETTI DA ME”: la cantante si è presentata con un look molto rock, mostrando una forma fisica invidiabile. Il pezzo è estremamente radiofonico, confermando la nuova piega musicale della Bertè, che l’ha fatta rinascere dopo il tormentone estivo “Non ti dico no”. Voto 8.5

DANIELE SILVESTRI – “ARGENTO VIVO”: look un po’ trasandato, forse studiato per abbinarsi con il testo impegnativo che tratta della disperazione di un adolescente. Non è sicuramente un brano da cantare tutti i giorni, specie nella parte rap cantata da Rancore. Voto 7

FEDERICA CARTA E SHADE – “SENZA FARLO APPOSTA”: due volti sconosciuti al pubblico di Rai 1, ma che non hanno sfigurato sul prestigioso palco dell’Ariston. Il pezzo non resterà di certo nella storia sanremese, ma potrebbe avere un enorme successo nel breve periodo, grazie a un ritornello orecchiabilissimo. Voto 7.5

ULTIMO – “I TUOI PARTICOLARI”: dalle anticipazioni dei giornalisti, ci si aspettava un exploit del cantante-rivelazione dell’anno, che invece non c’è stato. Lo stile resta quello tipico di Ultimo, adattato forse alle logiche sanremesi, con strofe melodiose e un ritornello che esplode. La struttura musicale non spicca per originalità. Voto 7

PAOLA TURCI – “L’ULTIMO OSTACOLO”: la Turci è tornata al Festival esattamente come l’aveva lasciato due anni fa, riproponendo un look simile, con una tutina-smoking ad ampia scollatura. Il pezzo è radiofonico e impreziosito dalla sua tipica eleganza, peccato per la voce un po’ sforzata. Voto 7

MOTTA – “DOV’E’ L’ITALIA”: il testo impegnato passa per una canzone molto ritmata e di impatto, che entra subito in testa grazie a un ritornello in rima, con la frase “Dov’è l’Italia amore mio?” che si ripete spesso (oltre a rievocare lo spirito di Pupo-Filiberto-Canonici). Esibizione più che convincente. Voto 8

BOOMDABASH – “PER UN MILIONE”: lo stile musicale resta quello che ha caratterizzato i loro brani precedenti, ma forse non è sufficiente per spiccare sul palco dell’Ariston. Il testo è semplice, talvolta banale, salvato dall’orecchiabilità del pezzo. Voto 6.5

PATTY PRAVO E BRIGA – “UN PO’ COME LA VITA”: una Patty Pravo più iconica che mai, che si è presentata con i capelli rasta e ha ironizzato sui problemi tecnici iniziali con un già cult “Sono venuta a fare una passeggiata o a cantare?”. Le due voci non si sovrappongono benissimo, e neanche il pezzo è memorabile, sporcando il bel ricordo delle precedenti partecipazioni a Sanremo della Pravo. Voto 5

SIMONE CRISTICCHI – “ABBI CURA DI ME”: il pezzo più intenso del Festival, forse valorizzato più dall’orchestra che dalla voce di Cristicchi. Il finale con il cantante seduto sulle scale ricorda la teatralità di “Ti regalerò una rosa”. Anche questa, come quella di Silvestri, non è una canzone da cantare tutti i giorni. Voto 7

ACHILLE LAURO – “ROLLS ROYCE”: ha spezzato la liturgia sanremese, portando il brano forse dal respiro più internazionale. Niente trap, ma grinta e qualche rima piazzata furbamente per aiutare a ricordare il pezzo. Autotune evitabilissimo. Voto 7

ARISA – “MI SENTO BENE”: ancora una volta, Arisa si reinventa a Sanremo, con un brano dalle sonorità anni ’80 che fonde diversi generi musicali: inizia e finisce nello stile delicato tipico della, ma nel mezzo diventa quasi dance, al limite del tormentone, valorizzando comunque la sua voce limpida e squillante. Il pezzo più allegro e colorato del Festival. Voto 9

NEGRITA – “I RAGAZZI STANNO BENE”: i Negrita non tradiscono il loro stile, senza “sanremizzarsi” troppo, ma hanno cantato pezzi decisamente migliori. Questo non spicca particolarmente nella gara. Voto 6.5

GHEMON – “ROSE VIOLA”: look quasi da gelataio per il debutto sanremese di Ghemon, la cui esibizione è stata meno convincente del brano, godibile e capace di restare impresso già dal primo ascolto. Non entrerà nell’album delle canzoni storiche del Festival, anche perchè c’è il rischio che stanchi subito nel lungo periodo. Voto 7

EINAR – “PAROLE NUOVE”: esibizione modesta, con un brano che ha perfettamente assecondato le logiche sanremesi. La melodia dell’orchestra durante il ritornello resta molto più impressa della parte cantata. Voto 6.5

EX-OTAGO – “SOLO UNA CANZONE”: una buona performance per la band indie, che ha presentato una canzone romantica, anche un po’ spinta, che però entra in testa solo con gli ascolti successivi al primo. “Abbracciami per favore” si candida a diventare una citazione cult, aiutata dall’abbraccio del cantante a una ragazza tra il pubblico. Voto 6.5

ANNA TATANGELO – “LE NOSTRE ANIME DI NOTTE”: chi si aspettava un pezzo iconico, come “Ragazza di Periferia”, sarà rimasto deluso. La canzone “appesantisce” la sua voce, sempre intonata e precisa, scadendo nella banalità, sia musicalmente che nel testo. Occasione sprecata. Voto 5

IRAMA – “LA RAGAZZA CON IL CUORE DI LATTA”: Irama ha già calcato l’Ariston nel 2016, tra i Giovani, per cui è riuscito a non farsi inghiottire dal palco, padroneggiandolo con una buona presenza scenica. Il pezzo è orecchiabile e potente, aiutato dalla presenza di un coro gospel durante il ritornello. Voto 7.5

ENRICO NIGIOTTI – “NONNO HOLLYWOOD”: un testo profondo e che lascia immaginare le varie situazioni di cui parla, ma il brano è difficile da assimilare al primo ascolto, non riuscendo a restare impresso. Esibizione sobria e classica. Voto 5

MAHMOOD – “SOLDI”: la rivelazione di questo Festival. Intonato, con un timbro di voce caratteristico e uno stile ben identificato, Mahmood ha le idee ben chiare su quale segmento del mercato discografico andare a coprire. Per questo, il pezzo si inserisce perfettamente nel suo progetto, portando a Sanremo sonorità e ritmi moderni, e addirittura l’orchestra che batte le mani durante il pezzo. Un’azzeccata sorpresa, che non sfigurerebbe all’Eurovision Song Contest. Voto 9