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Sanremo, Pio e Amedeo solleticano Matteo Salvini. Virginia Raffaele brillante trasformista

Durante la seconda serata di Sanremo, Pio e Amedeo sono incorsi per portare un po’ di irriverente ilarità, facendo ricorso a tipici temi d’attualità, anche scomodi nella loro ironia: fisco, canone, finanza, raccomandazioni, tutto con invidiabili autoironia e franchezza.

Ma non sono stati i soli a regalare momenti di necessario esilarante intrattenimento. Virginia Raffaele, infatti, si è spesa brillantemente per portare alta comicità al Festival, sia nel primo momento di apertura, con le simpaticissime interpretazioni multilingue del regolamento per il televoto, sia nel momento in cui si è immedesimata in una geniale soprano impreparata, giocando con l’orchestra.

Nonostante le sue piacevolissime performance, che confermano ancora una volta, qualora ce ne fosse stata la necessità, la sua insuperabile capacità di reinventarsi, Pio e Amedeo hanno offerto al pubblico un momento divertente e di spensieratezza (lungo più di 20 minuti), che, forse, un po’ esula dall’elegante ironia di questa edizione, ma che ha incollato il pubblico allo schermo (il picco di share si è registrato proprio con la coppia di comici) con un argomento tanto caro ai telespettatori di Sanremo, ma che Baglioni, inizialmente, aveva dichiarato di non voler affrontare. Stiamo parlando della politica. 

In particolare, Pio e Amedeo hanno fatto implicito riferimento al Vicepremier e Ministro Matteo Salvini.

Per garantire a Baglioni un terzo Sanremo, i due comici propongono al direttore artistico di farsi volere bene dai pezzi grossi, diciamo così per usare un eufemismo. Poi, aggiungono:

“Noi abbiamo capito che con te non bisogna neanche lavorare tanto, ce l’hai dentro, tu sei come noi… Hai fatto il tour con Morandi. Come ti chiamavi ? […] Capitano coraggioso, come quello là, il capitano. Hai fatto lo spot per Sanremo? E come stavi vestito? Con la divisa. Sono tutti segnali…”

Baglioni, fingendosi ingenuo, chiede che antifona sia questa.

Poi arriva la frecciatina più diretta al senatore da parte dell’esilarante coppia:

“Lui non è rancoroso, è successo tutto il casino (la polemica sui migranti la trovate qui), ma è fatto così: all’inizio ti dice le più brutte cose, ma poi, dopo qualche anno ti ama, con noi meridionali ha fatto la stessa cosa, mo’ ci vuole bene Claudio. Un fiore di ragazzo”

Parte così un rumoroso applauso di apprezzamento.

I due comici riprendono, alludendo anche al trasferimento di Giletti su La7 :

“Se tu fai come noi, non ti boicottano. Se tu parli troppo (sui migranti nrTI) succedono le cose spiacevoli. C’è una poltrona vuota lì, salutiamo una persona che ci ha lasciato, ciao Massimo, che ci guardi da La (ssù) 7.”

Baglioni si complimenta con il duo dicendo:

“Malgrado questa irriverenza, sono dei buffetti alle guance, alle guance dell’ipocrisia, sono  i re dei menestrelli, diventeranno menestrelli dei re, sono cuori puliti, cuori d’aliante.”

I due ne approfittano, quindi, per lanciare i conduttori di Sanremo 2020: “il grande Claudio Baglioni con Pio e Amedeo su questo palco!”

Baglioni non sembra prenderla troppo bene. Poi, Amedeo propone a Claudio Baglioni di restare defilato, di fare l’opinionista e di dire solo  “due str0nzate come Gianni Sperti“; Pio, invece, ipotizza un cartone con Baglioni: “Baglion”, evidente allegoria ad Adrian. E aggiungono, tra le altre cose: “l’importante è che a casa la gente non capisce niente” e “se non lo vuole la Rai, lo diamo a Mediaset che se lo compra, se lo compra”. 

Dopo un’immancabile citazione del reddito di cittadinanza, riescono a spingere il cantautore a sottolineare l’importanza dell’italianità delle canzoni al Festival della Canzone Italiana, evidenziando l’ennesimo presunto aspetto comune con Matteo Salvini. I due comici dicono: “Teniamo fuori gli stranieri. Prima” e, con insistenza, sollecitano Baglioni che risponde: “gli italiani” (facendo esplicito riferimento allo slogan del segretario leghista).

Infine, la coppia conclude con una riflessione, anche politica, sull’uguaglianza, sull’umanità e sull’infanzia:

“Quando eravamo piccoli un gioco era ancora più bello se lo si faceva tutti assieme, si era un po’ guardie, un po’ ladri; poi, crescendo, però, proviamo questa strana brutta esigenza di sceglierci, per forza di cose, un ruolo, no? Noi, non lo sappiamo chi c’ha ragione… A noi non resta che augurare il meglio a tutti quelli che prendono le decisioni importanti, per ricordargli che tutti siamo stati bambini. E noi tutti, invece di tifare per una fazione o per l’altra, dovremmo solo tifare affinché si cambino le acque. Questa cosa che noi siamo nati adulti, un cantautore (Baglioni ndTI) l’aveva già detta qualche tempo fa, meglio di noi:

«anche questi cristi caduti giù senza nome e senza croci son stati marinai dietro gli occhiali storti e tristi sulle barchette coi gusci delle noci;

fame di nascere per morir di fame si son passati un dito di saliva sui ginocchi e tutti dietro a un pallone in uno sciame;

e dove sono i giorni di domani le caramelle ciucciate nelle mani di tutti gli uomini persi dal mondo di tutti i cuori dispersi nel mondo»”   (stralcio di Uomini Persi di Claudio Baglioni).