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Verissimo: prima intervista tv per Fausto Brizzi dopo il caso molestie

Dopo aver rotto il silenzio in una lunga intervista al settimanale Vanity Fair (ve ne avevamo parlato qui), Fausto Brizzi torna oggi a parlare di ciò che è successo dopo la divulgazione, da parte del programma Le Iene, delle testimonianze di alcune attrici che lo accusavano di molestie sessuali.

Ospite di Silvia Toffanin nella puntata di oggi di Verissimo, Brizzi ha voluto ripercorrere gli ultimi mesi:

Bisogna sempre e comunque mantenere l’ironia perché ti salva. Ma alla fine un calcio nel posteriore aiuta a resettare la propria vita in meglio, a guardare meno volte il telefonino e a fare in modo che le persone a cui vuoi bene, stiano bene.

La vera terapia di quest’anno è stata circondarmi di persone che mi volessero bene. Questa cosa mi ha permesso di passare da duemila a cento numeri sulla rubrica del cellulare. Improvvisamente capisci chi sono le persone superflue e quelle fondamentali. È stato un periodo un po’ rocambolesco, in cui sfuggivo ai giornalisti e in cui molte persone, che pensavo semplici conoscenti, invece mi hanno dato le chiavi della loro casa in caso di emergenza. Giravo con le chiavi di una quindicina di abitazioni sparse in tutta Italia anche perché i miei amici mi volevano vedere in casa.

Il regista romano, nonostante la risonanza del suo caso, è da poco tornato nelle sale cinematografiche con il film Modalità aereo, la storia di un uomo che si vede stravolta all’improvviso l’esistenza:

È stato un anno complicato, in cui il mio obiettivo era trovare l’umore giusto per scrivere un film divertente e Modalità aereo lo era. Quando Paolo Ruffini me l’ha portato ho capito che era terapeutico: era la risposta pop a tutto quello che mi stava succedendo. E il lavoro è stato una cura.

Proprio Ruffini, amico di vecchia data e protagonista del nuovo film, stando a quanto dichiarato è stato uno dei pochi a stargli vicino in questo difficile periodo:

Paolo l’anno scorso ha realizzato un documentario bellissimo sulla Resilienza, che io quest’anno ho imparato. Significa fare in modo che un evento negativo possa diventare positivo. Non bisogna scoraggiarsi davanti a una difficoltà apparentemente insormontabile perché la puoi fronteggiare, aggirare e trasformare in qualcosa di buono. Il percorso è complicatissimo e il documentario di Paolo parla proprio di questo atteggiamento. È stata una delle persone che più mi è stata vicina in quest’ultimo periodo, con mia madre, Claudia, gli amici e la mia bimba di tre anni.

Brizzi è infine tornato anche su una frase detta qualche tempo fa, secondo cui in Italia un’accusa è già di per sé una condanna:

Questo è un malessere diffuso nel nostro Paese per cui sembra che la gente non voglia vincere qualcosa o avere una fortuna, ma vedere una sfortuna degli altri. Basta leggere i giornali per vedere che sono solo le notizie tragiche che ci interessano: quelle buone sono relegate in un trafiletto. Se una persona viene accusata di una cosa gli viene data una certa rilevanza, se poi la persona viene assolta gliene viene data un’altra.