Spot iliad con Megan Gale, Fastweb diffida l’azienda: cosa è successo davvero
La diffida di Fastweb a iliad


A distanza di un giorno da quando avevamo analizzato l’annuncio dell’ingresso di Megan Gale nella nuova campagna di iliad Italia, il quadro si è rapidamente evoluto. Quella che inizialmente appariva come una super operazione di marketing si è trasformata in un caso che coinvolge direttamente i principali operatori del settore. Lo spot, diffuso attraverso un reel pubblicato sui canali social di iliad, è stato come prevedibile rilanciato più e più volte. E questo pomeriggio, sul suo LinkedIn personale, anche l’amministratore delegato iliad Italia Benedetto Levi ha voluto condividere qualcosa (qui il suo post). Cosa? Una diffida di Fastweb-Vodafone (ex Omnitel) a cui il volto di Megan è sempre stato associato in questi anni (ricordate le summer card?). Lo spot, ambientato a Milano, mostra Megan Gale riconosciuta dai passanti: “Megan, cosa ci fai in questo spot?”. La risposta “Ho deciso di cambiare” introduce il tema centrale della campagna. Lo spot poi prosegue con l’ingresso in un negozio Iliad. Qui, con ulteriori battute che accompagnano la scena, tra sorpresa e curiosità si sente: “Megan, anche tu qui!” e “Eh sì, è passata in Iliad anche lei”.
Dal punto di vista comunicativo, la scelta di utilizzare una figura così fortemente associata in passato a Vodafone Italia rappresenta un elemento chiave. Il volto di Megan Gale è infatti legato a una fase precisa della storia pubblicitaria del brand, e proprio questa riconoscibilità costituisce uno dei fattori che rendono lo spot immediatamente comprensibile per il pubblico.
È su questo aspetto che si concentra la posizione di Fastweb, oggi coinvolta nella gestione del marchio Vodafone in Italia. In una diffida formale indirizzata a iliad, l’azienda sostiene che la campagna sia “volutamente e dichiaratamente incentrata sul valore evocativo del personaggio”, ritenendo che tale impostazione possa configurare un “indebito e ingiustificato agganciamento alla notorietà e all’immagine aziendale Vodafone”.
Nel documento vengono inoltre evidenziati altri elementi ritenuti rilevanti, tra cui il rischio di effetti “denigratori nei confronti del marchio Vodafone” e la presenza di una comparazione considerata non esplicita ma comunque “suggestiva”. La diffida richiama anche possibili profili di concorrenza sleale ai sensi del codice civile, arrivando a intimare “l’immediata cessazione della diffusione della campagna in questione, su qualsiasi mezzo”, con richiesta di riscontro entro 24 ore.
Dal lato di iliad, al momento non risultano modifiche alla diffusione dello spot né rimozioni dei contenuti pubblicati. Anzi, al contrario, l’Amministratore Delegato ha commentato l’accaduto con questa caption sui suoi social: “Tutto cambia. Tutti possono cambiare. Ma non a tutti il cambiamento piace 😏 E a voi?”.
Saranno eventualmente le sedi competenti a stabilire se la campagna rientri nei limiti della correttezza pubblicitaria o se superi tali confini. Intanto viene lecito chiedersi: perché non ci ha pensato Fastweb a far tornare Megan in questi anni? Chissà!