Negli ultimi giorni il percorso di Riccardo Stimolo, cantante della squadra di Rudy Zerbi ad “Amici di Maria De Filippi“, è finito al centro dell’attenzione mediatica. Alcuni vecchi commenti offensivi riemersi dai suoi profili social hanno scatenato una forte polemica, spingendo il giovane talento a chiedere pubblicamente scusa. Intanto, un suo recente repost su TikTok ha alimentato il sospetto che potesse aver abbandonato la scuola più famosa d’Italia. Ecco invece come sono andate le cose.
Maria De Filippi e i suoi autori hanno invitato Vera Gheno, saggista e sociolinguista, per far riflettere ragazzi e ragazze su quanto le parole che digitiamo o pronunciamo sul web abbiano un impatto sulle vite altrui e sulla nostra identità offline. Come si legge su Biccy, Gheno ha esordito dicendo:
“Noi con le parole costruiamo la nostra identità, tramite le parole esprimiamo quello che abbiamo dentro e dobbiamo capire che le parole non sono mai neutre. Anzi: quando noi ci facciamo scappare una parola brutta, quella parola rimane lì fra noi: una parola pronunciata non si dimentica, ma si perdona. Noi esseri umani abbiamo però il diritto di sbagliare.”
Ha sottolineato come chiunque possa, più o meno consapevolmente, inciampare e commettere un errore. Le shitstorm pesano a qualsiasi età, soprattutto quando si è molto giovani. Gheno ha poi spiegato il modo migliore per gestire e prevenire queste dinamiche:
“Se avete commesso un errore è inutile far finta di nulla, la tecnica dello struzzo non funziona e bisogna imparare a chiedere scusa. Ovviamente ci saranno sempre quelli che ogni tot tireranno fuori il vostro sbaglio. Ho inventato una sigla, ovvero DRS: dubbio, riflessione, silenzio. Se tu stai leggendo un contenuto sincerati di averlo davvero capito, rileggi ciò che hai scritto e chiediti che effetto ti farebbe se domani quello che hai scritto venisse pubblicato sulla prima pagina di un quotidiano nazionale. Infine il silenzio, avete letto un contenuto e avete tantissima voglia di rispondere per le rime? Chiedetevi se non sia il caso di passare oltre, invece di commentare.”
Al termine dell’intervento, Riccardo ha chiesto nuovamente la parola per scusarsi. Sul web c’è chi sostiene che “la pezza sia peggio del buco”, ma i processi alle intenzioni lasciano il tempo che trovano. Lui ha detto:
“Tre anni fa mi sono permesso di scrivere delle cose che non pensavo per leggerezza e per ridere e se penso al me sedicenne che le scrive dico ‘ridere di cosa?’. Però purtroppo l’ho fatto e mi dispiace, soprattutto per le persone che hanno letto quelle cose e si sono sentite ferite da me. E far star male una persona per parole dette da me mi disturba parecchio perché va in contrasto con la persona che sono e che ero anche all’epoca. Mi dispiace anche per i miei genitori perché mi hanno dato un’educazione diversa. Loro non si meritano di vedere loro figlio che sbaglia perché mi hanno insegnato tutt’altro. Ora mi rendo conto e chiedo scusa. L’età non è una giustificazione, perché se rechi del dolore a una persona da cosa sei giustificato? Se avessi davanti queste persone gli chiederei scusa.”
Le parole di Vera Gheno restituiscono dignità a scuse che spesso, online, vengono interpretate come una semplice strategia per ripristinare la propria immagine. Qui, invece, rappresentano un momento di responsabilità e crescita personale all’interno della scuola.

