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Paolo Bonolis parla della sua televisione e del futuro (anche al Festival)

Non è solito raccontare di sé e dei suoi programmi, anche se, poche settimane fa, Paolo Bonolis ha concesso un’ospitata a Maurizio Costanzo – che ha accolto anche i colleghi Carlo Conti e Gerry Scotti nel suo salotto della sera – e di recente ha scelto di rilasciare un’intervista a Fanpage (realizzata prima degli incidenti di alcuni concorrenti di Ciao Darwin con il Genodrome), pubblicata in giornata.

L’artista romano parla del suo Ciao Darwin, dei progetti futuri, di social network, di Sanremo e, in generale, di televisione oggi.

Il creatore dello show del venerdì sera di Canale 5 spiega l’essenza del suo prodotto:

Vogliamo rappresentare quella deriva malconcia delle nostre abitudini quotidiane. Ciao Darwin è ed è sempre stato questo, un’occasione per ridere delle nostre incongruenze: morali, sociali, umane.

Riferendosi allo spot con Luca Laurenti in cui l’inseparabile coppia si trova in mezzo all’immondizia, Andrea Parrella – che ha curato l’articolo per Fanpage – gli domanda se ha davvero una visione di futuro così pessimistica. Il conduttore replica che non è poi così male, ma che “vederla peggio ti autorizza a muoverti un po’ prima“.

Sicuramente, spiega Bonolis, il programma non ha scopi educativi (e questo era chiaro):

Il programma vuole semmai sottolineare che non siamo migliori né peggiori degli altri. Abbiamo tutti incongruenze che la trasmissione vuole raccontare, ma sempre col sorriso. Credo che l’imperiosa volontà accademica sia un po’ noiosetta, o quantomeno a me non piace come veicolo di pensiero. Preferisco la leggerezza intrisa di qualcosa che può essere una riflessione, un accenno di cultura.

Sul successo della trasmissione e il contesto televisivo dei nostri tempi il presentatore dice la sua opinione:

I risultati ci dicono che se la televisione è fatta bene, non c’è un’epoca particolare alla quale si adatti. Dipende da cosa racconti, dipende come.

In merito alla discussa sovraesposizione del corpo femminile, il professionista chiarisce il suo pensiero:

Il linguaggio è moderno, continua ad essere cinico in una maniera sempre divertita e non disdegna la bellezza fisica che era tipica dell’avanspettacolo. Nel nostro approccio c’è una volontà di leggerezza che trovo sia tipica di tutte le ere. In quest’epoca, forse, ne abbiamo ancora più bisogno.

Secondo Bonolis la gente non vuole smettere di ridere:

Siamo una scoreggia nel tempo, è giusto preoccuparsi di provare a migliorare la situazione, ma per poter lavorare sodo c’è anche bisogno di pause dal lavoro.

Quando gli si chiede se ha in mente di cimentarsi in nuovi esperimenti in futuro, lo showman risponde in maniera criptica:

Lo farò. Lo farò non quando lo decido io, ma quando quello che vorrei fare sarà consono alle ambizioni dell’azienda con la quale mi interfaccio.

In un ambiente che vuole i suoi frutti immediati, come accade in televisione, è difficile far affrontare orizzonti nuovi. Non a caso si lavora spesso su format consolidati. Sulle cose nuove devi convincere qualcuno e non è detto che tu ci riesca.

Non è chiaro, dunque, se Mediaset sia o meno il posto giusto:

Non c’è un luogo adatto per sperimentare, ci sono delle persone adatte a farlo, quelle che vivono di entusiasmi. Le aziende tendenzialmente non vogliono sperimentare. La Tv è un meccanismo di guadagno consolidato che lavora sulla memoria e sulle certezze. In quasi 40 anni di lavoro ho avuto la fortuna di aver trovato quasi sempre gli interlocutori giusti. Li troverò ancora? Questo non lo so.

Sulla presunta “genuflessione” da parte della tv nei confronti della logica dei social e di internet, il conduttore chiosa:

Vedo più problemi che vantaggi nel web, per una ragione molto semplice: la natura umana distingue con molta difficoltà l’uso dall’abuso […]

Respinge, determinato, l’ipotesi di aver anche solo pensato di lavorare sul web:

Ho fatto pochissima radio e una volta un film, il minimo sindacale dell’avventura. Credo che ognuno debba fare il proprio e cercare di farlo bene. Oggi il mercato del web è completamente nuovo e differente, ma poi vedi che alla fine se il prodotto televisivo funziona, non c’è web che tenga.

Sul Festival di Sanremo, confessa:

Non lo seguo particolarmente. Mi è piaciuto farlo, non mi diverte molto vederlo. Trovo che fino al 2009 fosse divertente fare Sanremo per la fortissima contro programmazione, che oggi non c’è per questa sorta di accordo tra gentiluomini fatto tra le due aziende. Qualunque cosa fai, sempre il 50% raggiungi. Nel 2005 avevamo contro Grande Fratello, Cesaroni, Zelig; adesso, durante Sanremo, qualunque canale digiti rimbalzi di nuovo su Rai1

E aggiunge:

Credo che in questo modo anche chi deve realizzarlo, per quanto intrepido e attento, si lasci sedurre dalla pigrizia del comunque acquisibile facilmente. Quindi viene fuori un racconto in cui non mi pare ci sia nulla di trascendentale, ma più che altro delle lunghissime puntate di Domenica In con una gara musicale dentro.

E su un suo possibile ritorno alla kermesse, rinnovando l’esigenza di cambiare location, non lo esclude, anzi:

Quando guardi l’Eurofestival capisci che la musica può essere raccontata in una maniera più contemporanea, di ampio respiro. L’Ariston, per quanto sede storica del Festival, resta un teatro. Non è inadatto, ma ha consumato se stesso, ha esaurito le sue potenzialità di racconto. Se vuoi avere un Festival più contemporaneo devi cambiare sede. Se si potesse cambiare, là dove me lo chiedessero, mi piacerebbe lavorare a questa nuova immagine di Sanremo.

Esprime soddisfazione per il suo Senso della Vita e ci tiene a precisare:

[…] mi capitava di seguire interviste in Tv in cui avevo l’impressione che chi faceva delle domande fosse sostanzialmente indifferente alle risposte. A me invece le risposte interessano e come.

Infine, sulla possibilità di stufarsi della tv, ha dichiarato che è probabile:

Mi sono stufato di tante cose, perché no della televisione? Arriverà quel momento, ma soprattutto arriverà quando mi renderò conto, e ci siamo vicini, di non poter essere più contemporaneo. Non mi va di diventare un vecchio che disperatamente cerca di imporre se stesso con un linguaggio non più adatto ai tempi.

Insomma, Bonolis a qualcuno potrà apparire anche poco simpatico a causa della sua pungente ironia, ma è – senza dubbio – un esemplare professionista della nostra televisione.

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