Martedì 5 maggio, in prima serata alle 21.20 su Rai 2, debutta una nuova puntata di Belve Crime. Il format amplia l’universo del celebre programma dedicato alle interviste “senza filtri”. La celebre domanda “Che belva si sente?” ora si addentra nelle zone più complesse e controverse della cronaca giudiziaria. Il progetto, ideato e condotto da Francesca Fagnani e realizzato da Fremantle, propone un approccio diretto e asciutto al racconto del crimine. Un taglio che punta sull’incontro ravvicinato con chi, in modi diversi, ha avuto a che fare con il lato più oscuro della realtà.
Il cuore del programma resta lo stesso. Un’intervista frontale con gli immancabili due sgabelli e l’agenda della conduttrice. Nessuno sconto: qui il protagonista è chiamato a confrontarsi con la propria storia. A sedersi sul celebre sgabello non sono solo persone condannate per reati ma anche testimoni, accusati e figure coinvolte in vicende giudiziarie che hanno segnato l’opinione pubblica (talvolta anche in maniera controversa o con esiti ancora discussi dal Paese).
A introdurre ciascun ospite sarà Elisa True Crime, youtuber e podcaster, che avrà il compito di contestualizzare le vicende prima dell’intervista vera e propria. Il suo intervento serve a fornire al pubblico una chiave narrativa iniziale, utile per comprendere la complessità dei casi trattati e il contesto in cui si inseriscono.
Nella prima puntata verranno raccontate tre vicende distinte, attraverso le testimonianze di Katharina Miroslawa, Roberto Savi e Rina Bussone. Tre storie differenti, unite dal filo comune dell’incontro con il male, vissuto da prospettive opposte. Chi lo ha commesso, chi lo ha osservato da vicino e chi si è trovato coinvolto in un’accusa che ha cambiato la propria vita.
La prima ospite è Katharina Miroslawa, una figura salita agli onori della cronaca negli anni ’90 per un caso di omicidio legato a una relazione sentimentale e a una polizza assicurativa. La donna, definita una pericolosa mantide religiosa, era arrivata in Italia dalla Polonia e impiegata in locali notturni. Fu accusata di aver ucciso il compagno imprenditore con cui aveva una relazione. Dopo la fuga e una lunga latitanza durata anni, venne arrestata all’estero e successivamente condannata a 21 anni e mezzo di carcere (di cui ne trascorse solo 12 e uno affidata ai servizi sociali).
Segue l’intervista a Roberto Savi, uno dei nomi più noti legati alla cosiddetta Banda della Uno bianca. Il gruppo, responsabile tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 di una lunga scia di rapine e omicidi tra Emilia-Romagna e Marche, è considerato uno dei casi criminali più gravi della storia italiana recente anche per il coinvolgimento di ex appartenenti alle forze dell’ordine. Savi, oggi detenuto in regime di ergastolo, ripercorre il proprio ruolo in una vicenda che ha segnato profondamente il Paese.
A chiudere la puntata è la storia di Rina Bussone, compagna di Raul Esteban Calderon, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, noto come “Diabolik”, figura di spicco del tifo organizzato laziale. La sua vicenda si inserisce in un contesto di indagini complesse, accuse di partecipazione a reati e successive collaborazioni con la giustizia, che la hanno portato a una svolta radicale nella sua vita.
Il programma porta la firma di Francesca Fagnani anche sul piano autoriale, con la collaborazione di Alessandro Garramone e Giuseppe Bentivegna. Alla consulenza giornalistica partecipano Giovanni Bianconi, Andrea Ossino e Giuliano Foschini, mentre Chiara Capuani collabora alla scrittura. La regia è affidata a Mauro Stancati.
Il programma, oltre ad essere in onda su Rai2 sarà disponibile in streaming e on demand su Rai Play e, grazie al recente accordo, anche su Disney+.

