Nei giorni scorsi abbiamo parlato della denuncia presentata da Mediaset contro Fabrizio Corona per diffamazione e minacce nei confronti di volti noti dell’azienda e dei vertici del gruppo. La società ha inoltre chiesto alla DDA di intervenire affinché Corona non possa utilizzare i social e i canali sui quali pubblica i suoi video. L’obiettivo è quello di fermare quella che viene definita una campagna diffamatoria.
A intervenire sull’argomento è stata Anna Pettinelli, conduttrice radiofonica e prof di “Amici di Maria De Filippi“, che in diretta su RDS ha affrontato la questione con l’Avvocato Fabrizio Ravidà. L’intento era chiarire se una richiesta come quella avanzata da Mediaset possa essere effettivamente accolta dai giudici. Ecco la risposta di Ravidà, come riportata da Biccy:
“La cosa va su due versanti: quello penale e l’altro civile. Tutto ruota intorno al diritto di cronaca e al diritto di critica. Il diritto di cronaca in Italia ha un’impostazione giurisprudenziale molto chiara: io posso raccontare fatti, purché siano veri o comunque plausibilmente veri, perché ho fatto una serie di ricerche, di verifiche, che possono essere provate.
Fatti che comunque abbiano in qualche modo una sostanza di elementi probatori, se l’informazione ha una rilevanza pubblica e se c’è una continenza nell’espressione, quindi non c’è un contenuto diffamatorio. Qui ci troviamo nell’ambito del raccontare le vicende personali di un uomo pubblico, quindi qualcosa di potenzialmente diffamatorio, ma anche di interesse. In qualche modo è il ribaltamento di quello che per anni sono state le riviste con cui si pubblicavano cose anche private di persone pubbliche.
C’è però da fare una precisazione. In quanto potenzialmente diffamatorie, queste notizie, una volta diffuse creano un danno immediato, un danno non recuperabile. Visto questo, il nostro sistema processuale offre una serie di strumenti. Uno di questi è proprio l’inibitoria alla pubblicazione.”
Secondo l’avvocato, dunque, il giudice dovrebbe analizzare la puntata di “Falsissimo” in uscita il 26 gennaio e valutare se contenga effettivamente elementi diffamatori oppure se rientri nel legittimo esercizio del diritto di cronaca.
Diverso il discorso sulla possibile chiusura dei canali social o YouTube. Su questo punto Ravidà si è mostrato più cauto:
“Io sinceramente non credo, perché in realtà quello che possono inibire è il contenuto, è la pubblicazione di un determinato argomento. Perché entriamo nell’ambito della libera espressione che è tutelata costituzionalmente dall’articolo 21. Quindi, da quel punto di vista, dubito. Poi i giudici faranno le loro valutazioni.”

