Nuove accuse dopo “Falsissimo”: Gerry Scotti rompe il silenzio, “menzogne dette per ragioni di lucro”


Con l’ultima puntata di “Falsissimo”, Fabrizio Corona ha spostato il focus da Alfonso Signorini — che ha accusato di aver fatto entrare al “Grande Fratello” alcuni concorrenti in cambio di favori sessuali — a nuovi nomi: Gerry Scotti, Maria De Filippi e Samira Lui.
Nel caso di Scotti, l’accusa riguarda presunti rapporti con alcune “letterine” di “Passaparola“, programma da lui condotto dalla fine degli anni ’90 fino al 2008. Tra le ragazze che hanno ricoperto quel ruolo in quegli anni figuravano anche Ilary Blasi e Silvia Toffanin.
Il conduttore ha rilasciato un’intervista al “Corriere della Sera“ con l’obiettivo di fare chiarezza e respingere quello che considera un tentativo di demolire la sua reputazione costruita in decenni di carriera:
“Sono presunte rivelazioni che riguardano un periodo di venticinque anni fa della mia vita professionale. Sono semplicemente false. Mi sopravvalutano ad attribuirmi relazioni con più di trenta ragazze che in un intervallo della loro vita professionale hanno ricoperto il ruolo di ‘letterina’. Basterebbe sentire le dirette interessate, chiedere a loro e sono sicuro che all’unanimità direbbero che le dichiarazioni che sono circolate sono false.”
Scotti ha poi sottolineato come le dinamiche dei social amplifichino soprattutto le notizie negative:
“[…] le fake news hanno un riscontro ben più rilevante. Ancora di più lo hanno le menzogne dette per ragioni di lucro. In aggiunta generano una forma di odio e di cattiveria inaccettabile.”
Il conduttore ha anche voluto porre l’attenzione su un aspetto che, a suo dire, rischia di passare in secondo piano: l’impatto di certe accuse sulle donne coinvolte, comprese le colleghe che lo hanno affiancato negli anni, come Samira Lui a “La Ruota della Fortuna“:
“In questo tritacarne mediatico nessuno ha pensato che queste ragazze non sono pupazzi, bambole di pezza. Sono donne che meritano rispetto oggi come allora e come nel futuro. Non è giusto marchiare la loro esperienza professionale con il termine ‘letterina’, come fosse uno stigma. Non se lo meritano. Oggi hanno le loro professioni, le loro famiglie, figli magari adolescenti che devono sentire falsità imbarazzanti. Senza rispetto, senza un minimo di sensibilità.”