La questione sull’orario d’inizio della prima serata Rai e Mediaset va avanti ormai dalla scorsa estate. Il ritorno in tv de La Ruota della Fortuna, subentrata a Paperissima Sprint lo scorso luglio, ha cambiato le carte in tavola.
Forte degli ascolti sempre più alti, il game show condotto da Gerry Scotti e Samira Lui ha progressivamente allungato la propria durata, arrivando spesso a sfiorare le 22:00 su Canale 5. Un orario considerato eccessivo da molti telespettatori che, pur desiderando guardare un film o uno show in prima serata, devono fare i conti con la sveglia del mattino successivo. Adesso, però, i tempi sembrano maturi per un possibile cambio di rotta.
Durante il Festival della TV di Dogliani, Gerry Scotti ha ammesso che l’access prime time ha ormai sconfinato, modificando le abitudini del pubblico. Per questo motivo avrebbe già avuto un confronto con Stefano De Martino:
“Il signor Virginio (ovvero Gerry Scotti) intorno alle ore 22:00 o 22:15 si addormenta. Il signor Virginio si unisce all’urlo di dolore della popolazione italiana. Invito a stilare la pace televisiva. Entra Stefano senza maglietta, così le signore sono contente. Veniamo qui e io e lui mettiamo la nostra firma su un foglio, con un orario preciso: le 21:30. Traduco? Le nove e mezza di sera. Punto. L’ho sentito questa mattina e ci siamo già parlati anche altre volte, ma io e Stefano siamo già d’accordo che i nostri programmi di access prime time debbano finire alle ore 21:30.”
Un accordo che, secondo Scotti, dovrebbe però prevedere un primo passo da parte della Rai, anche per una questione legata alla differente natura delle due aziende. Mediaset, infatti, vive esclusivamente grazie agli introiti pubblicitari, mentre la Rai può contare anche sul canone:
“Il mondo televisivo si divide in grandi categorie. Al primo posto c’è il servizio pubblico, la Rai, che ha un grande beneficio, il canone e vi chiede di pagarlo. E poi prendiamo un editore che si mantiene con la pubblicità perché fa la tv commerciale e non vi ha mai chiesto un euro. E allora mettetevi nei suoi panni, adesso che le cose ci permettono di avere numeri e ricavi fuori dalla storia contemporanea, come non è mai avvenuto negli ultimi 30 anni. Quindi perché dovrebbe essere l’editore commerciale il primo a fare un passo indietro?”
Chissà se le parole di Scotti porteranno davvero a un cambiamento concreto o se si volatilizzeranno.

