Serve un certo coraggio per affrontiamo la Milano – Bologna in una mattina di esodo pre-pasquale ma l’occasione è di quelle che non capitano tutti i giorni. Perché ad accoglierci nella sua abitazione poco fuori il capoluogo emiliano è un padrone di casa d’eccezione, Gianni Morandi. A poche settimane dal tour che lo riporta nei palasport per i 60 anni di C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, Gianni nazionale si è infatti raccontato nella dimensione a lui più famigliare.
È infatti tra i colli bolognesi, il verde degli ulivi, gli alberi da frutto e quel piccolo rio che, dopo le alluvioni in tempi recenti, non fa stare del tutto tranquilli, che Morandi ha trovato il suo buen retiro insieme alla moglie Anna. Ed è qui che ci racconta come si sta preparando per il nuovo viaggio nei palazzetti, tra chiacchiere e un giro all’aperto.
Manca poco al nuovo tour nei palasport e molti sono già praticamente già sold out: come vivi l’affetto del pubblico?
Mi fa un grandissimo effetto (sorride, ndr). Ancora oggi non ci credo! Quando mi dicono: “Abbiamo quasi esaurito dappertutto”, io rispondo sempre: “Ma siete sicuri? Vi siete sbagliati…”. Però poi sento che Bologna va benissimo, Firenze anche… solo Genova ha venduto un po’ meno ma sarà l’ultima data quindi manca un po’.
E come ti stai allenando?
Dietro casa c’è una pista (ce la mostrerà poco dopo, spiegandoci il percorso che tocca anche l’area in cui nel 2021 ebbe un grave incidente alla mano; ndr), faccio sette-otto giri come minimo ogni giorno. Poi naturalmente vado anche un po’ in palestra, perché aiuta. Ormai partire per un tour è come prepararsi per una gara: bisogna allenarsi come un atleta. Vedo che lo fanno tutti, anche Madonna camminava chilometri. Chiunque lo fa, perché stare sul palco richiede preparazione. Anche alla mia età – ottantuno anni, ve lo ricordo – bisogna arrivarci preparati.
Parlando di anni, diversi artisti anche più giovani di te hanno annunciato tour ed eventi per salutare il pubblico.
Io guardo sempre Aznavour: è morto il giorno prima di un concerto. Ecco, a me piacerebbe una cosa così. Non annuncerò mai uno stop, ridimensionerei un po’ le tonalità delle canzoni, quello sì (sorride, ndr) per renderle un po’ adatte ma mi piacerebbe andare avanti ancora. È bello anche fare programmi, darsi obiettivi: uno si illude e dice “devo arrivare lì”.
Intanto al pubblico fai un nuovo regalo, il singolo Monghidoro, omaggio alla tua città natale qui vicino. Lo firma Lorenzo Jovanotti: che rapporto si è creato con lui?
Con Jovanotti si è instaurato già da un po’ di tempo un rapporto molto amichevole, è una persona molto generosa. Una persona con cui sento una grande vicinanza e siamo diventati amici. Quando mi sono fatto male alla mano – mi sono bruciato qui, a cinquanta metri da qui, cadendo nelle braci – mi è arrivata una sua telefonata di notte. Era da un po’ che non ci sentivamo e io ero ricoverato all’ospedale di Cesena, al centro grandi ustioni del Bufalini. Sono stato lì quasi un mese nel periodo del Covid.
Lui mi chiama e mi dice: ‘Che ti è successo?’. Io gli rispondo: ‘Guarda, mi sono bruciato’. Abbiamo fatto due chiacchiere e poi mi dice: ‘Ti mando una canzone, se ti va la canti’. Era L’Allegria. L’ho ascoltata e sentivo che quella canzone mi dava coraggio. Poi siamo arrivati a Bologna, l’ho registrata e subito dopo dovevo andare a Festival di Sanremo. Lì mi ha scritto Apri tutte le porte, che è stata un’altra canzone importante.
Proprio nel videoclip di Monghidoro, ci sono molte tue immagini da giovanissimo: che effetto di fa?
Mi divertono, mi fanno venire in mente i miei inizi, quando non sapevo nemmeno io come muovermi. Ero tutto sgangherato, impacciato e soprattutto non sapevo dove mettere le mani. Mi ricordo soprattutto questo: non sapevo mai dove metterle! Poi, a dire il vero, anche oggi non so bene dove mettere le mani (sorride, ndr).
Dobbiamo aspettarci Jovanotti in qualche data?
Ha detto che verrà al debutto, poi non so, perché ha impegni anche più grandi dei miei. Può essere che arrivi in qualche data. Io comunque sono contento di chiunque venga a trovarmi: giovani e meno giovani con cui improvvisare sul palco. A me piacciono anche le cose un po’ sporche, un po’ improvvisate e credo piacciano anche al pubblico.
E tuo figlio Pietro verrà a trovarti sul palco?
Penso di sì, nel caso faremmo Vita insieme come a Sanremo 2026. Però Pietro è un po’ strano, eh, (sorride, ndr), quindi vedremo. Ha lavorato tanto perché non ha mai voluto vivere solo del cognome che porta. M’ha detto che verrà Milano. E allora vediamo, a me non può che far piacere.
A proposito di tv, cosa pensi della nuova edizione di Canzonissima?
L’ho vista e mi piace anche se è un po’ un’altra cosa nel senso che si chiama Canzonissima, ma è qualcosa di diverso. Non so quanto abbia davvero riferimenti con quella di allora anche perché ogni sera eleggono la canzone più bella. La RAI è proprietaria del marchio e fa bene a usarlo, però è un’altra cosa. Quella vera aveva il sapore del bianco e nero, apparteneva a un’epoca precisa, un’epoca in cui Canzonissima era forse ancora più importante di Festival di Sanremo. Tant’è vero che chi vinceva andava all’Eurovision Song Contest.
Tu ne hai vinte ben tre.
Sì, ne ho fatte sei: tre primi posti e tre secondi posti. Ricordo quando andai all’Eurofestival nel ’69, eravamo nei Paesi bassi. Arrivai ventesimo mentre Julio Iglesias arrivò diciottesimo. Vinse una cantante norvegese, una certa Dana, che poi non ho più sentito nominare. Poi in Italia arrivò Massimo Ranieri, che aveva vent’anni, e se il dualismo prima era tra me e Claudio Villa, poi è arrivato lui e naturalmente le cose sono cambiate.
Parlando di ritorni, Adriano Celentano tornerà mai in tv?
Con Adriano il rapporto è sempre stato speciale. Sa benissimo che sono il suo fan numero uno in Italia tant’è vero che nei suoi programmi mi chiamava quasi come ospite. Io e Gianmarco Mazzi, amico comune, ogni tanto pensiamo che bisognerebbe convincerlo a fare ancora qualcosa. Però lui dice sempre: “Non lo so, ci penso”. Bisognerebbe tornare a trovarlo…. Perché se tornasse sarebbe bello, come se tornasse anche Mina. Sarebbe una cosa enorme.
Un grande protagonista della tv di oggi è Stefano De Martino, fresco di incarico come direttore artistico e conduttore di Sanremo 2027. Cosa ne pensi?
È brano però giovane quindi penso che si farà aiutare da qualcuno con maggiore esperienza. Io, scherzando, sono andato a trovarlo proprio in questi giorni e gli ho detto: “Sappi che ho una canzone anche io per il festival”. Lui mi guarda e dice: “Ma sei serio?”. E io: “Sì”. E lui: “Va bene, mandami la canzone”.
Quindi sarai in gara il prossimo anno a Sanremo?
No, scherzavo! Io a Festival di Sanremo ho già dato, basta. Gliel’ho detto per gioco! Comunque è in gamba, anche questa sfida televisiva di Affari tuoi con La Ruota della Fortuna. Si sta dimostrando all’altezza.
Il tuo repertorio è vastissimo ma c’è una canzone che proprio non può mancare nella scaletta dei tuoi concerti?
Sì, ci sono brani che non possono più mancare come Fatti mandare dalla mamma. Per un certo periodo, tra gli Anni Ottanta e Novanta, non la cantavo più ai live ma la gente iniziava a intonarla da sola. Così mi sono accorto che non potevo farne a meno. È difficile imporre delle cose al pubblico anche perché chi viene vuole ascoltare quelle canzoni. È chiaro che una proposta nuova la fai, però senza pretendere troppo, piano piano. Adesso ci sono queste due canzoni nuove – Monghidoro appunto e un’altra scritta da Giovanni Caccamo – vediamo come saranno accolte.
Intanto le ore passano veloci e il pranzo che Anna ha accuratamente supervisionato volge al termine. È ora di riparte e questa, volta, la Milano – Bologna scorre via veloce. Grazie Gianni, che giornata!
- 15 aprile – Conegliano, Prealpi Sanbiagio Arena
- 17 aprile – Milano, Unipol Forum SOLD OUT
- 19 aprile – Torino, Inalpi Arena
- 21 aprile – Roma, Palazzo dello Sport
- 24 aprile – Casalecchio di Reno (BO), Unipol Arena
- 26 aprile – Firenze, Nelson Mandela Forum
- 28 aprile – Terni, Pala Terni
- 30 aprile – Montichiari, Palageorge
- 02 maggio – Pesaro, Vitrifrigo Arena
- 04 maggio – Padova, Kioene Arena
- 06 maggio – Genova, Palateknoship
Foto copertina di Virginia Bettoja da ufficio stampa

