La cucina italiana è Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO
Il commento dei giudici di “MasterChef Italia”


La cucina italiana entra nella storia. Per la prima volta al mondo, l’UNESCO ha ufficialmente riconosciuto l’intera tradizione gastronomica italiano come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. La decisione, presa all’unanimità dal Comitato intergovernativo riunito a New Delhi, celebra non solo piatti iconici e ricette, ma l’intera filiera che li rende possibili. Agricoltori, allevatori, pescatori, artigiani del cibo, cuochi, ristoratori e famiglie che tramandano saperi e tradizioni di generazione in generazione.
Il riconoscimento valorizza un modello alimentare unico, capace di coniugare qualità, sostenibilità, identità territoriale e creatività. L’UNESCO lo descrive come “una miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie”, un modo per prendersi cura di sé e degli altri, condividere storie e radici culturali e favorire l’inclusione sociale, promuovendo legami intergenerazionali e senso di appartenenza. La candidatura italiana – sostenuta dal Governo e dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste – ha battuto oltre 60 dossier provenienti da 56 Paesi, confermando la leadership del Bel Paese nella cultura gastronomica mondiale.
La notizia è arrivata a poche ore dalla presentazione della nuova stagione di MasterChef Italia, da giovedì 11 dicembre in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW, sempre disponibile on demand. In giuria si conferma il trio ormai consolidato che vede schierati gli Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli. A proposito proprio della candidatura UNESCO chef Barbieri ha commentato. “Abbiamo lottato una vita intera per arrivare qui. Gastronomicamente parlando, credo che non ci sia un eguale in giro per il mondo. C’è una grande artigianalità, prodotti incredibili, e una storia gastronomica che questo paese ha e che nessun altro ha. Mi meraviglierei se non fosse così. E credo che, anche qui adesso, non ci siano problemi: siamo pronti”.
“Sarei rovinato se andasse male perché sto già preparando una linea dedicata. Per scaramanzia, in cucina, l’ho segnata come ‘Nozze Brambilla’”, scherza chef Cannavacciuolo. “Mi sento un po’ responsabile di questa cosa, perché la mia carriera si è sviluppata molto fuori dall’Italia. Probabilmente sono stato uno dei primi chef italiani a ottenere una stella Michelin all’interno di un hotel a 5 stelle – interviene chef Locatelli – Da lì è partito un grande trend: oggi, se apri un ristorante in un hotel a 5 stelle, trovi un ristorante italiano, non più francese”.
“Questa candidatura è importantissima, ma non perché ci sia qualcuno che ci dice ‘La cucina italiana è nata solo negli ultimi 50 anni’ – prosegue il giudice – No: questo concetto serve a prendere coscienza del valore che abbiamo. Non è una candidatura proiettata verso il passato, ma verso il futuro. È così che la cucina italiana diventa internazionale, riconosciuta in tutto il mondo. Non è qualcosa da difendere, ma da proporre, da portare in giro.”.
Una vittoria che appartiene a tutto il Paese: dalla tradizione contadina ai ristoranti stellati, dai cuochi emergenti alle famiglie che ogni giorno portano in tavola storia e cultura.