Addio a Brigitte Bardot: l’icona che ha cambiato cinema, moda e femminilità


È morta all’età di 91 anni Brigitte Anne Marie Bardot, attrice, cantante e modella che ha segnato un’epoca.
La sua carriera è iniziata da giovanissima: nel 1952, a soli 18 anni, ha fatto la sua prima apparizione sul grande schermo con il film “Le Trou normand“. Fin da subito il suo fascino e il suo spirito anticonformista hanno attirato l’attenzione non solo in Francia, ma anche a livello internazionale. In un periodo storico in cui mostrare il proprio corpo era ancora considerato un tabù, Bardot non si è lasciata intimidire: negli Stati Uniti fece scandalo, ma al tempo stesso contribuì a scardinare il rigido modello di femminilità dell’epoca, diventando simbolo di una nuova libertà espressiva.
La sua è stata una carriera intensa e rapidissima. Prima dei 40 anni ha preso parte a circa 50 film, lavorando con alcuni dei grandi nomi del cinema. La collaborazione con il regista Roger Vadim in “Piace a troppi” la consacrò definitivamente come sex symbol internazionale. Tuttavia, il suo talento le consentì di spaziare anche in ruoli più complessi e drammatici, come in “Babette va alla guerra“, dimostrando una notevole versatilità. Tra le interpretazioni più note figura anche “Vita privata“, dove recitò accanto a Marcello Mastroianni.
Il suo percorso artistico non si è limitato al cinema. Da donna libera e curiosa, Bardot si è dedicata anche alla musica: ha inciso circa 70 canzoni, raccolte in sei album. Nel 1974, all’apice della popolarità, ha scelto di ritirarsi dalle scene per dedicarsi all’attivismo.
Negli anni successivi è diventata una figura di riferimento nella difesa degli animali, battendosi in particolare contro alcune pratiche di macellazione. Nel 1986 ha fondato la Fondation Brigitte Bardot, una delle realtà più influenti in Europa nella tutela dei diritti degli animali. Anche sui social, soprattutto su X, non ha mai rinunciato a far sentire la propria voce, spesso intervenendo su temi politici e sociali.
Una figura complessa e rivoluzionaria, che ha lasciato un segno profondo nella cultura popolare e nel costume del Novecento.