Applaudita da oltre 15mila spettatori lo scorso dicembre, Alexia torna a Città del Messico anche il 20 febbraio, protagonista della line-up di Electric Daisy Carnival Mexico 2026. Un legame – quello con il pubblico latin – che testimonia l’internazionalità dell’artista, pronta anche a riabbracciare la platea italiana in un’occasione davvero speciale. Quello che, infatti, Alexia sta preparando è uno show tutto da ballare al Fabrique di Milano il prossimo 26 marzo. Il titolo racconta già tanto dello spirito con cui vivere la serata, THE PARTY – BACK TO THE DANCEFLOOR.
Una festa, dunque, con la musica da condividere a fare da collante generazionale con un approccio che vuole scansare la nostalgia. E in effetti, le hit intramontabili di Alexia non hanno certo bisogno di essere “rispolverate” semplicemente perché non sono mai finite in soffitta ma hanno sempre suonato nelle nostre orecchie e, appunto, sul dancefloor. Una contemporaneità, dunque, che ci accompagna senza sgualcirsi ricordandoci quello che eravamo ma coinvolgendoci oggi come ieri.
Partiamo dal grande appuntamento in programma a breve, che inaugura la primavera. Che cosa stai preparando?
Per il 26 marzo insieme al mio team sto allestendo uno show che racconterà la mia storia a partire da oggi fino alle origini. A celebrare questo momento con me ci sarà la mia band ormai rodata da anni un corpo di ballo e immagini a corredo di messaggi che volevo mandare coi miei successi e con la musica che presenterò. Non mancheranno momenti iconici!
Lo spirito di questo evento è celebrativo del tuo percorso ma anche di una stagione musicale di cui sei stata protagonista in Italia e all’estero. Che ricordi hai dei tuoi esordi a qualche anno di distanza?
Il ricordo immediato è sicuramente la mia soddisfazione nell’intuire che la mia determinazione mi aveva premiata ma anche tanta paura dell’ignoto. Tutto ciò che era nuovo, affascinante, talvolta illuminato da luci che abbagliavano e mi impedivano di vedere la realtà ovviamente metafora di ciò che è poi questo mondo.
Oggi gli Anni Novanta e l’inizio dei Duemila vengono rispolverati anche musicalmente e premiati in classifica. Qual è la cifra vincente di quel periodo?
L’essere collegati ad un momento storico più bello per chi li ha vissuti e vissuto. La società dell’epoca godeva sicuramente di un momento più florido e la vita dei giovani aveva una prospettiva di futuro e autodeterminazione più solida. Oggi i giovani per mantenersi devono fare più di un lavoro e spesso non basta.
Hai mai sentito il rischio di rimanere relegata all’“effetto nostalgia”? E qual è invece la ricetta per essere sempre attuali?
No, perché la vita di un artista è fatta di presenze e assenze, solo così puoi avere un rapporto sano con il tuo lavoro… la mia ricetta è sentire il piacere di fare quello che faccio… ogni volta che mi pesava facevo un passo indietro. Oggi ho la stessa fiamma di vent’anni fa, lavoro con un’equipe giovane e piena di entusiasmo e io ci metto l’esperienza e il talento di una saggia leonessa.
Il percorso di avvicinamento al Fabrique passa anche attraverso due singoli molto recenti e il remix di Follow firmato da Ale Tuglie. Come è stato questo incontro?
Come ho detto prima amo lavorare con giovani talenti perché mi trasportano nel loro mondo e nei loro entusiasmi diversi ma figli della stessa esigenza artistica. Ho sentito i suoi lavori grazie ai miei autori che hanno scritto con me Follow e mi è piaciuto subito.
A breve torni live a Città del Messico, dove ti sei esibita lo scorso dicembre: per quanto riguarda il tipo di pubblico, senti delle diversità rispetto alla platea italiana?
È difficile parlare di diversità di accoglienza perché entrano in gioco tanti elementi, ma in generale mi sento accolta bene dove vado e dove ho avuto successo. Essenzialmente mi conquisto il pubblico con l’esibizione e non con la hit che il mondo intero conosce. Il pubblico apprezza il fatto che io sono una performer autentica, il mio non era solo un progetto discografico ma un progetto discografico con una vera performer. Un’artista con un background importante, con studio e gavetta alle spalle
Siamo alla vigilia di Sanremo 2026, non ti posso non chiedere dei tuoi festival. Hai un’immagine in particolare che ti viene in mente?
Certamente Sanremo mi ha permesso di sdoganarmi dall’etichetta di “progetto creato a tavolino”, grazie a un brano scritto da me e realizzato con la mia supervisione. Il primo ricordo è una miscela di sensazioni piacevoli: la musica che ho creato per quell’occasione che mi rappresentava parecchio in quel momento e la città di Sanremo che come microclima e territorio non differisce molto dalla mia città natale che è La Spezia. Quindi mi sentivo nel mio elemento.
Torneresti su quel palco?
Ci tornerei con piacere, però non basta tornare come artista. Occorre un progetto solido perché a Sanremo non puoi permetterti sbavature, la tensione è molto alta e il rischio di sbagliare mosse altissimo. Ci si gioca molto…
In generale, che panorama musicale – soprattutto per quanto riguarda i giovani – vedi, anzi ascolti, attorno oggi?
Sento un grande fermento nel mondo della musica ma la discografia punta sul sicuro. Personalmente ascolto cose legate al passato, dove i musicisti e gli interpreti non erano editati dal programma che rende tutto molto simile, e mi stupisco per quanto studio e lavoro c’era dietro ogni progetto (Chaka Khan Whitney Houston Toto Sting Peter Gabriel Liza Minelli Barbra Streisand Celine Dion, Earth Wind and Fire e mi fermo…). Però mi lascio consigliare dalle mie ragazze su novità interessanti sia nel panorama nazionale che internazionale, e sento che ci sono artisti interessanti. Ho comunque un artista che ascolto più di tutti ed è THE WEEKND!
THE PARTY – BACK TO THE DANCEFLOOR è prodotto da A1 Concerti e i biglietti sono disponibili in prevendita su TicketOne.
Foto ufficio stampa

