In gara a Sanremo 2026 in coppia, LDA e AKA 7EVEN si cono conquistati un posto nella Top 5 della classifica parziale della seconda serata, votati tramite Televoto e dalla Giuria Radio. Un risultato che premia un’amicizia prima ancora di una collaborazione professionale da cui è nato il brano in gara – Poesie clandestine – e l’omonimo album in uscita il 6 marzo. In occasione della loro partecipazione alla kermesse, abbiamo incontrato i due giovani artisti per sapere di più sul loro progetto insieme.
Di solito si raccomanda di non mescolare lavoro e relazioni, nel vostro caso l’amicizia. Avete sfidato questa diceria popolare. Come sta andando?
Sta andando molto bene. Quando alla base ci sono sincerità, schiettezza, fiducia e stima reciproca, le cose funzionano. Non abbiamo nulla da “rubare” l’uno all’altro, solo cose belle da condividere. Tra noi c’è sempre stata lealtà e purezza. Questo ha fatto sì che il progetto nascesse in modo naturale, in armonia.
Quando è nata l’idea di un progetto a due?
Senza pensare al festival, assolutamente. È nato per puro caso. Eravamo in studio alla fine del tour estivo, in un momento di decompressione, volevamo solo divertirci e perdere tempo. Non c’era nessuna idea legata a Sanremo. Poi, quando è uscita la lista di Carlo Conti, ci siamo ritrovati un’ora dopo e ci siamo detti: “Tu hai un progetto tuo, io ho un progetto mio, abbiamo dei dischi pronti… perché non coinvolgere anche il nostro progetto insieme?”. Da lì è nata l’idea di fare un disco vero e proprio.
I tempi, quindi, sono stati stretti.
È stato folle: 13 giorni totali tra scrittura e produzione. Un disco di 10 tracce chiuso in meno di due settimane. Poi tre giorni per registrare tutte le voci ufficiali. Abbiamo lavorato 15-16 ore al giorno. Stare 16 ore sullo stesso brano, cercare la parola giusta, l’accordo giusto, pensare continuamente… ecco, mentalmente è impegnativo. Scrivevamo davvero ovunque.
È capitato di scrivere strofe anche in bagno, per dirla con onestà totale. Usavamo più sale contemporaneamente: uno in una stanza, l’altro in un’altra, il produttore altrove. Abbiamo ottimizzato ogni minuto ed eravamo talmente presi che la soddisfazione ha coperto la fatica. Oggi ne ridiamo, ma è stato intenso. Però il risultato ci rende davvero orgogliosi.
Come si vive Sanremo in due?
È una protezione reciproca. Se uno vive un momento di energia negativa, l’altro la smorza. Si dividono ansie e pressioni, mentre le cose belle si vivono al 100%. E poi c’è Alessandro Caiazza, che oltre a essere autore è nostro amico fraterno e coinquilino.
Nella serata dei duetti avete voluto coinvolgere un grande nome della tradizione napoletana, ovvero Tullio De Piscopo.
Sì, una leggenda vivente della musica napoletana e mondiale. Una persona di un’umiltà incredibile, uno strumentista devastante. Ci ha accolti a casa sua, ci ha fatto conoscere la famiglia. Si è creato un legame che va oltre la musica. Per noi, da Napoli, è un orgoglio enorme.
Meglio diventare un meme virale mondiale o vincere Sanremo?
(ridono) AKA 7EVEN Istintivamente ti dico: “Meme virale mondiale!”. Perché non sempre chi vince poi fa carriera, e un po’ di paura del primo posto c’è, lo ammettiamo.
LDA Ma alla fine… vincere Sanremo sarebbe bellissimo. Diciamolo.
Che cosa vi augurate di portarvi a casa da questa esperienza?
Serenità. Non avere rimorsi rispetto alla settimana sanremese. Stare bene insieme, sul palco e fuori, e lasciare che tutto vada come deve andare, al di là delle classifiche e dei numeri. E poi portare a casa insegnamenti. Abbiamo ancora tantissimo da imparare, persone da conoscere, artisti da ascoltare.
Foto di Antonio De Masi

