“Spaceman” di Johan Renck

Terapia spaziale per cosmonauti depressi con ragni domestici.

"Spaceman" di Johan Renck."Spaceman" di Johan Renck.
La cine-cologa

“Ti amo, facciamo un bambino! Ah, sei incinta? Quindi parto per lo spazio per quasi un anno”. Poi, dopo sei mesi: “Mi dispiace che ce l’hai con me. Ma fortuna che il terapista alieno qui mi ha aiutato a superare il trauma”. Potrebbe essere questo il riassunto di Spaceman, film disponibile su Netflix che vede protagonista Adam Sandler.

Nella trama diretta dal regista svedese Johan Renck, Jakub è un cosmonauta della Repubblica Ceca che viene inviato nello spazio per prelevare dei campioni di una misteriosa nube fatta di polvere viola-rosa chiamata Chopra, vicino Saturno. L’uomo è sposato con Lenka che, dopo essere rimasta incinta sulla Terra, si è stufata di lui e della sua assenza. Non lo vuole sentire e vuole lasciarlo. Anche se nessuno recapita il messaggio che la donna registra per comunicare le sue intenzioni, a Jakub sorge il leggerissimo sospetto che non tutto vada benissimo e non è proprio una Pasqua tutto solo sull’astronave.

Tanto per gradire, il cosmonauta non riesce nemmeno a dormire bene (nonostante i sonniferi che prende come fossero Gatorade) perché il bagno dell’astronave continua a fare un rumore tremendo che lo tiene sveglio. Poi un giorno – così, dal nulla e davvero inspiegabilmente – appare all’interno dell’astronave un ragnone alieno gigante che diventerà il suo migliore amico. Il ruolo drammatico interpretato da Adam Sandler si sposa perfettamente con una serie di drammatici dettagli del film che – perché no? – andiamo a vedere.

Lo psico-ragnone alieno

Mentre il nostro spaceman si deprime, tra Lenka che gli manca e il non dormire, accade qualcosa di inaspettato pure per David Copperfield: un ragnone galattico si materializza sull’astronave. Dove? Ma nel bagno, dove c’è un rumore pazzesco che proviene dal tubo per eliminare gli escrementi. Il ragnone lo trova un suono confortante. Che si fa quando si è soli nello spazio, a 500 milioni di chilometri dalla Terra, e una creatura aliena con le dimensioni di un piccolo pachiderma si fa trovare appesa con tutte le sue zampe e i suoi tanti occhi alla parete? Ma quello che farebbe chiunque: si mantiene la calma, non si comunica niente alla stazione spaziale, non si cercano ciabatte giganti in memoria dei vecchi rimedi popolari. No, anzi… dopo giusto un momento di dubbio sul fatto che magari si potrebbe essere mangiati o simili, si tratta il ragnone come il gatto di casa.

Fortuna vuole pure che le telecamere sull’astronave si siano tutte guastate, dunque nemmeno bisogna trovare scuse, nascondigli né formulare promesse del tipo “pulisco io la lettiera” per tenerlo. Il ragnone, però, non ha un nome e chiamarlo “hey” tutto il tempo non è il massimo. Così Jakub lo ribattezza Hanuš. A questo punto gli manca solo il collarino con una medaglietta per diventare l’animale domestico perfetto. Tra l’altro Hanuš parla pure, con una voce bella profonda e rassicurante ed esordisce spesso con “umano pelle e ossa”, il che dà la sensazione confortante che qualsiasi sia la dieta stia funzionando. Ha pure un’abilità particolare: riesce a scavare tra i ricordi di Jakub e a farli rivivere con rappresentazioni molto realistiche nella testa del cosmonauta. Perché? Perché Hanuš è uno psico-ragnone laureato all’università di Nettuno? No, perché in realtà qualcosa dovrà pur fare sta creatura.

Il saluto dello psico-ragnone e Raj

Hanuš, a furia di psicanalizzare Jakub, si rende conto di aver a che fare con un cretino, tanto che sentenzia: “È impossibile connettersi a qualcuno che non riesce a vedere altro che se stesso”. I ricordi del cosmonauta, infatti, sono pieni d’amore e di nostalgia, ma rimane un fatto fondamentale: lui ha scelto di andarsene nello spazio per un sacco di tempo. Così Hanuš, che prima era curioso di capire e conoscere Jakub, si stufa e decide di andarsene e di lasciare l’uomo nella solitudine che ha scelto. A nulla serve che il cosmonauta gli abbia pure fatto assaggiare la crema di nocciole… il ragnone alieno è determinato a sparire così come è apparso. Come? Non si sa.

A questo punto, Jakub decide di mettere in pratica quanto imparato nelle sedute di psico-alieno-terapia e fortuna che c’è Rajesh (Raj) Koothrappali di Big Bang Theory ad aiutarlo (anche se in Spaceman si chiama Peter), l’ingegnere di missione addetto al suo benessere. Raj qui è serio, è impostato, non c’è Sheldon a correggerlo né Wolowitz a fare battute sul suo accento e parla pure con le donne. Per questo, su richiesta di Jakub, consegna a Lenka un trasmettitore in modo che il cosmonauta possa comunicare a sua moglie quanto abbia sbagliato, senza ricevere risposta per l’ennesima volta. Nel frattempo l’astronave si avvicina a Chopra, la nube viola-rosa, e a questo punto Hanuš riappare (sempre non si sa come), perché non vuole trovarsi solo davanti a quello che chiama “il principio”, che sarebbe poi il contenuto della nube rosa. Tra l’altro Jakub ha fatto mea culpa, quindi tutto apposto.

Chopra e… boh

Fatta pace con il pet alieno, Jakub si appresta a prelevare parte della sostanza di Chopra, ma – colpo di scena! – Hanuš finisce fuori dall’astronave. Come? Di nuovo, non sarà mai chiaro. Chissenefrega a quel punto della missione! Il cosmonauta si eietta dall’astronave attaccato a un cavo di sicurezza che si stacca e finisce per rotolare nel nulla dell’universo. Non importa: quello che conta è che è riuscito a raggiungere il ragnone alieno. Insieme si trovano in questa distorsione grafica mezza rosa che sarebbe “il principio”.

Jakub finalmente capisce che sarebbe stato giusto rimanere con Lenka e il ragnone… niente: si sgretola. A questo punto si potrebbe pensare che Hanuš fosse in realtà una proiezione di Jakub, apparsa per permettergli di mettere ordine nella sua vita… e invece no. È proprio il regista Johan Renck a spiegare che Hanuš è assolutamente reale. Quindi non ci sono scuse, davvero il ragnone alieno con la voce profonda ha mangiato la crema di nocciole, ha amato il rumore dell’aspira-escrementi dell’astronave e si è comportato alla stregua di un animaletto domestico parlante. Davvero Jakub ci ha messo tre nano secondi per stabilire che non sarebbe stato mangiato, ucciso, sezionato e varie cose? Ma il cosmonauta non si è mai chiesto come mai fosse apparsa la creatura spaziale? Ma sul serio un ragnone alieno ha fatto lo psicologo per tutto il film? Cioè… davvero? Ma c’era bisogno di finire nello spazio per farsi vedere da uno bravo?

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