La “iena” Stefano Corti ha raggiunto Stefano De Martino per chiedergli alcune anticipazioni sul prossimo Festival di Sanremo, che condurrà dopo aver ricevuto il testimone da Carlo Conti durante la serata finale dell’edizione 2026.
De Martino riflette sulla fortuna che, a quote crescenti, ha accompagnato il suo percorso professionale. Parla di sentirsi in credito con la vita:
“Ho il vantaggio di avere un bel po’ di tempo per preparare tutto. Sarà un anno intenso, lungo, però sono contento. Sinceramente io quando sono arrivato ad Amici a 19, 20 anni già mi era cambiata la vita e già mi andava bene così. Quindi io sono a credito con la vita e adesso ancora di più.”
Quando ha saputo che avrebbe condotto la kermesse ne ha parlato subito con la famiglia:
“Li ho videochiamati e gli ho detto ‘vi dico una cosa ma mi dovete giurare che non dite nulla’. All’Ariston quando ho guardato Carlo mi sono emozionato perché ho capito che c’era un affetto sincero.”
Stefano è consapevole di non avere alle spalle decenni di esperienza televisiva e per questo intende lavorare con grande attenzione per arrivare preparato e all’altezza del palco dell’Ariston:
“Ora però devo lavorare… Non ho questa gavetta infinita come i senatori della tv ma a volte bisogna pure essere fortunati. L’unica cosa che ho rispetto ai miei predecessori e che posso portare al Festival è meno esperienza e un po’ più di incoscienza e potrebbe giocare a favore o contro.”
Negli ultimi giorni si è parlato molto di chi non ha raggiunto questo traguardo, ovvero Alessandro Cattelan. Tra battute e commenti — come quello di Antonella Clerici, che gli ha rimproverato di non “sporcarsi di sugo”, quindi di non essere abbastanza nazional popolare — Corti ha chiesto a De Martino perché Cattelan non abbia avuto lo stesso privilegio:
“Non lo so. Io lo trovo molto molto preparato, molto in gamba, magari l’anno prossimo sarò io a passare il testimone a lui.”
C’è poi un elemento con cui qualsiasi conduttore sanremese deve fare i conti: gli ascolti.
“Credo che sia un pensiero paralizzante quello degli ascolti. Bisogna fare una cosa in cui ti riconosci, bisogna fare un bello spettacolo poi i numeri devono essere un effetto collaterale. Non è proprio il primissimo pensiero però comunque è il metro di giudizio del nostro lavoro. Se c’è pubblico vuol dire che le cose vanno bene e che stai facendo una cosa che incontra il gusto del pubblico.”
Il one man show appare concentrato e pronto al lungo anno di lavoro che lo porterà a essere protagonista — ma anche responsabile — del prossimo Festival di Sanremo.

