Brooklyn Beckham, l’attacco social alla famiglia: «Sono stato controllato per gran parte della vita»


Nel feed ci sono sorrisi, foto di coppia e il racconto della passione per la cucina ma nelle stories, in queste ore, il clima è ben diverso. Brooklyn Beckham ha deciso di parlare. Dopo settimane in cui i suoi profili sono stati vivisezionati per cercare dettagli sulla rottura profonda con la famiglia, il figlio maggiore di David e Victoria Beckham ha affidato proprio ai social un testo durissimo e dettagliato, spiegando – dal suo punto di vista – perché oggi il rapporto con i genitori è compromesso.
Un racconto lungo, doloroso e carico di accuse, in cui Brooklyn chiarisce di non aver più potuto restare in silenzio. “Sono rimasto in silenzio per anni e ho fatto ogni sforzo possibile per mantenere private queste questioni. Purtroppo, i miei genitori e il loro team hanno continuato a parla con la stampa, lasciandomi senza scelta se non quella di parlare per me stesso e dire la verità almeno su alcune delle bugie che sono state pubblicate”, scrive.
Brooklyn mette subito un punto fermo su una delle narrazioni più diffuse. “Non voglio riconciliarmi con la mia famiglia. Non sono controllato, mi sto difendendo per la prima volta nella mia vita”. Secondo il suo racconto, il controllo mediatico avrebbe accompagnato tutta la sua crescita. “Per tutta la mia vita, i miei genitori hanno controllato la narrazione della nostra famiglia sulla stampa. Post performanti sui social, eventi familiari e relazioni inautentiche sono stati una costante”.
E negli ultimi tempi, aggiunge, avrebbe visto da vicino “fino a che punto siano disposti ad arrivare per piazzare innumerevoli bugie sui media, spesso a spese di persone innocenti, per preservare la loro facciata”. Ma, sottolinea, “credo che la verità venga sempre fuori”.
Le accuse sul matrimonio con Nicola Peltz
Il cuore più esplosivo del messaggio riguarda il rapporto tra la sua famiglia e la moglie Nicola Peltz. A tal proposito, Brooklyn parla apertamente di tentativi di sabotaggio già prima delle nozze. “I miei genitori hanno cercato senza sosta di rovinare la mia relazione fin da prima del matrimonio”. Quindi, tra gli episodi citati, uno dei più noti ma qui raccontato con nuovi dettagli: l’abito da sposa.
“Mia madre ha cancellato all’ultimo momento la realizzazione dell’abito di Nicola, nonostante [lei] fosse entusiasta di indossare una sua creazione. Costringendola a trovare urgentemente un altro vestito”. E sono ancora più pesanti le accuse legate a questioni contrattuali: “Settimane prima del nostro grande giorno, i miei genitori mi hanno ripetutamente fatto pressioni. E hanno cercato di corrompermi per farmi firmare la cessione dei diritti sul mio nome, cosa che avrebbe avuto conseguenze su me, mia moglie e i nostri futuri figli. Erano determinati a farmi firmare prima del matrimonio, perché così i termini dell’accordo sarebbero entrati in vigore”.
Brooklyn spiega di essersi rifiutato e di aver pagato il prezzo di quella scelta. “Il mio rifiuto ha inciso sul loro guadagno. E da allora non mi hanno mai più trattato allo stesso modo”.
Tra gli episodi più dolorosi, anche il racconto di quanto accaduto durante l’organizzazione delle nozze. “Durante i preparativi, mia madre è arrivata a chiamarmi ‘malvagio’ perché Nicola e io abbiamo scelto di includere al nostro tavolo mia nonna Sandra e la nonna di Nicola, entrambe senza i rispettivi mariti”. La sera prima del matrimonio, il colpo più duro quando “membri della mia famiglia mi hanno detto che Nicola ‘non è sangue’ e ‘non è famiglia’”.
Brooklyn descrive poi uno degli episodi più discussi e, secondo lui, più traumatici. “Mia madre ha sabotato il mio primo ballo con mia moglie, che era stato costruito settimane prima su una canzone romantica. Davanti a 500 invitati, Marc Anthony mi ha chiamato sul palco: secondo il programma, doveva essere il nostro ballo. Invece mia madre era lì ad aspettarmi”.
Il racconto diventa ancora più diretto. “Ha ballato in modo totalmente inappropriato con me davanti a tutti. Non mi sono mai sentito così a disagio e umiliato in tutta la mia vita”. Da qui la decisione di rinnovare i voti: “Volevamo creare nuovi ricordi del nostro matrimonio che ci portassero gioia e felicità. Non ansia e imbarazzo”.
L’allontanamento definitivo
Brooklyn parla anche dei tentativi falliti di ricucire. “Nonostante tutto, siamo andati a Londra per il compleanno di mio padre e siamo stati respinti per una settimana. Chiusi in hotel mentre cercavamo di organizzare del tempo di qualità con lui”. Quando David Beckham avrebbe accettato di vederlo, la condizione sarebbe stata una sola: “Nicola non era invitata. È stato uno schiaffo in faccia”. E aggiunge: “Quando poi la mia famiglia è venuta a Los Angeles, si sono rifiutati di vedermi del tutto”.
Uno dei passaggi più forti riguarda la critica al sistema familiare. “La mia famiglia dà valore alla promozione pubblica e agli endorsement sopra ogni altra cosa. Il brand Beckham viene prima di tutto”. Brooklyn rivendica anni di presenza forzata a eventi e impegni pubblici, e sottolinea un episodio simbolico. “L’unica volta in cui mia moglie ha chiesto il supporto di mia madre per salvare cani sfollati durante gli incendi di Los Angeles, lei ha rifiutato”.
Il messaggio si chiude con una dichiarazione che spiega la sua scelta attuale. “La narrazione secondo cui mia moglie mi controlla è completamente capovolta. Sono stato controllato dai miei genitori per gran parte della mia vita. Sono cresciuto con un’ansia opprimente”.
E conclude: “Per la prima volta nella mia vita, da quando mi sono allontanato dalla mia famiglia, quell’ansia è scomparsa. Mi sveglio ogni mattina grato per la vita che ho scelto. Io e mia moglie non vogliamo una vita plasmata da immagine, stampa o manipolazione. Vogliamo solo pace, privacy e felicità per noi e per la nostra futura famiglia”.
Uno sfogo che segna un punto di non ritorno e che, per la prima volta, mette nero su bianco la versione di Brooklyn Beckham. Non filtrata. Non patinata. E decisamente lontana dall’immagine del Brand Beckham.