Chiara Ferragni rompe il silenzio dopo il proscioglimento: parla di chi le è rimasto accanto e di chi è sparito quando aveva più bisogno


Chiara Ferragni, dopo due anni passati dall’esplosione del pandoro-gate in cui ha mantenuto un profilo basso, adesso torna a parlare. Ieri, attorno alle ore 15.30, il proscioglimento dall’accusa di truffa aggravata. A Chiara era stato contestato di aver indotto in errore i consumatori, facendo credere che la quota destinata alla beneficenza dipendesse dal numero di prodotti venduti (pandori e uova di Pasqua). La donazione, in realtà, era una cifra fissa stabilita in precedenza.
Nell’intervista rilasciata per il Corriere della Sera, Ferragni ha descritto il disagio vissuto per le accuse in questi termini:
“Sono stati due anni in cui tutte le cose che potevano andare male sono andate male. Ma ho sempre pensato che ci doveva essere per forza un bel finale perché non c’era nessun elemento per parlare di una truffa. […] Oggi mi circonderei di persone con più esperienza. Da business woman, da influencer, da celebrity, farò sempre errori di valutazione. La gente mi vedeva perfetta, ma sono umana anche io, provo sensazioni, però mai nella mia vita mi sarei immaginata indagata e imputata in un procedimento penale. È ciò che più ha mi fatto male. Certo, ci sarà sempre chi vorrà vedere la malafede. Gli hater fanno parte della mia storia”.
L’imprenditrice spiega che la scelta di stare in silenzio è stata dettata dalla paura, perché temeva che una parola fuori posto potesse ritornarle indietro contro come un boomerang. A fronte di amici e colleghi che si sono dileguati proprio nel momento del bisogno, l’influencer è grata per l’affetto e il supporto ricevuto non solo dai follower:
“C’è chi non ti considera più e parla male di te, ma anche tantissima gente che mi dava energia e diceva ‘Chiara, mi raccomando, non mollare’. E io rispondevo ‘No, non mollerò mai’. Mi sono stati vicino la mia famiglia, mia mamma, i miei cari amici, gli avvocati.“.
Non è mancato un riferimento anche all’ex marito Fedez, dal quale si è separata proprio durante questa tempesta che ha messo a dura prova anche la sua reputazione da imprenditrice:
“C’è stata una separazione pubblica nell’unico mio momento di bisogno, mi sono sentita completamente abbandonata. Ho sofferto tantissimo.”
Insomma, Chiara Ferragni sembra essersi schiarita le corde vocali. Dopo un lungo periodo di silenzio, adesso potrà finalmente raccontare il suo punto di vista, dando voce ai pensieri che ha dovuto trattenere a lungo.
UPDATE
Chiara Ferragni ha pubblicato sul suo profilo Instagram un carosello di screenshot nel quale ha spiegato, con un testo sia in italiano che in inglese, che con la sentenza si è chiuso un capitolo pesante della sua vita che comunque le ha permesso di maturare nuove consapevolezze:
“Il mio procedimento si è chiuso ieri con un proscioglimento. Il giudice ha stabilito che non c’erano nemmeno i presupposti per un processo penale. È una frase semplice, tecnica, definitiva sul piano penale. Ed è giusto partire da qui.
Questi due anni sono stati a dir poco complessi. Non perché avessi dubbi su me stessa, ma perché vivere sotto giudizio continuo, senza poter rispondere, senza poter spiegare, ti mette alla prova in modo profondo. Mi sono sempre presa la responsabilità per ciò che riguardava la pubblicità ingannevole.
Ho capito che era stato un errore, ed era giusto riconoscerlo. L’ho fatto: ho pagato, ho corretto, ho chiesto scusa.
Il mio cachet in quelle operazioni era fisso, non guadagnavo in base alle vendite. Ero all’apice della mia immagine e del mio lavoro. Non esisteva alcun motivo, né economico né sensato, per cui io potessi voler ingannare qualcuno. Proprio per questo una cosa è un errore amministrativo, un’altra è un reato penale.
E non sono mai state la stessa cosa. La decisione di ieri non è una “assoluzione a metà” come qualcuno ha tentato di far credere. E, se possibile, qualcosa di ancora più chiaro: significa che questo processo, così come era stato costruito, non aveva nemmeno i presupposti per esistere fino in fondo.
Non è: “Non sappiamo come è andata”. È: “Non c’erano le basi per portare avanti un procedimento penale”.
Ed è forse questa la parte più forte di tutte. Perché vuol dire che per due anni sono rimasta ferma, esposta, giudicata, per qualcosa che non avrebbe nemmeno dovuto avere questo percorso. Non lo dico con rabbia. Lo dico con consapevolezza. Con la lucidità di chi sa di aver affrontato tutto senza scappare, senza nascondersi, rispettando la giustizia e il silenzio anche quando era la cosa più difficile da fare.
Oggi non festeggio una vittoria.
Oggi chiudo un capitolo.“