Mark Caltagirone gate, Eliana Michelazzo assolta: fine di una favola che non è mai iniziata
La nuova vita di Michelazzo


C’era una volta Mark Caltagirone. Un nome, un volto mai visto, un amore da copertina che ha fatto parlare l’Italia intera. Poi si è scoperto che quell’uomo non esisteva, e che dietro al suo fantasma si nascondeva una trama da soap opera improvvisata tra WhatsApp, servizi TV e lacrime in diretta. Ora, dopo anni di processi e meme, arriva l’epilogo: Eliana Michelazzo è stata assolta.
Il tribunale di Roma ha stabilito che “il fatto non sussiste”. Tutto qui: in una frase asciutta, si chiude dunque una delle vicende più surreali del gossip recente. Quale? Esatto, ci riferiamo proprio al matrimonio mai celebrato tra Pamela Prati e l’uomo invisibile Mark Caltagirone, con tanto di “figlio” finto, il piccolo Sebastian, interpretato da un bambino coinvolto suo malgrado nella storia e la ballerina Rebecca. Michelazzo, che di quella narrazione era considerata una delle registe, esce ora completamente pulita.
“Sono stata presa in giro io per prima“, avrebbe commentato l’ex agente vip all’uscita dal tribunale. E in effetti, guardando indietro, è difficile darle torto. L’intera storia ha avuto i toni dell’assurdo: un po’ fiction, un po’ esperimento sociale, un po’ tragedia moderna della fama a tutti i costi. Tra interviste, lacrime, accuse e ritrattazioni, è diventata un cult pop, una specie di “Twin Peaks” del gossip italiano, solo con meno mistero e più ospitate.
Oggi Eliana, come raccontato in una recente intervista rilasciata a Fanpage, vive a Ibiza e dice di voler “ricominciare da zero”. Difficile biasimarla: dopo essere passata da agente di star a bersaglio mediatico, tornare alla normalità non è semplice. Con l’assoluzione di Michelazzo (e di Live non è la D’Urso, ndr), si chiude una stagione televisiva che oggi fa sorridere, ma che ci catapulta a cinque anni fa, tra albero genealogico e “sfere” televisive non troppo clementi. Fine della favola, dunque. Il principe non è mai esistito, ma almeno la verità, questa volta, sì.
