Momenti toccanti e di autentica emozione nella seconda serata del Festival di Sanremo. Il ritorno di Giovanni Allevi sul palco impone al pubblico in sala una standing ovation e gli spettatori restano in silenzio, ascoltando il suo lungo monologo in cui racconta fino alle lacrime gli ultimi due anni devastati dalla malattia che gli corrode il corpo, ma non l’anima.
“Nel mio ultimo concerto alla concert house di Vienna il dolore alla schiena era talmente forte che sull’applauso finale non riuscivo ad alzarmi dallo sgabello e non sapevo ancora di essere malato. Poi è arrivata la pesantissima diagnosi, ho guardato il soffitto con la sensazione di avere la febbre a 39 per un anno consecutivo. Ho perso molto, il mio lavoro, i miei capelli, le mie certezze ma non la speranza e la voglia di immaginare. Era come se il dolore mi porgesse anche degli inaspettati doni. Quali? Vi faccio un esempio: non molto tempo fa, prima che accadesse tutto questo, durante un concerto in un teatro pieno ho notato una poltrona vuota e mi sono sentito mancare. Eppure, quando ero agli inizi, per molto tempo ho fatto concerti davanti a un pubblico di 15-20 persone ed ero felicissimo. Oggi, dopo la malattia, non so cosa darei per suonare davanti a 15 persone. I numeri non contano, sembra paradossale detto da qui perché ogni individuo, ognuno di noi, di voi è unico e irripetibile e a suo modo infinito”.

