Fiorella Mannoia cambia il testo di “Quello che le donne non dicono”: la replica di Enrico Ruggeri


Chiuso il capitolo delle tensioni tra Laura Pausini e Gianluca Grignani per la modifica del testo di “La mia storia tra le dita“, ora si apre un nuovo dissapore tra Fiorella Mannoia ed Enrico Ruggeri.
Sono 38 anni che Fiorella porta sui palchi uno dei suoi cavalli di battaglia, il brano scritto da Ruggeri “Quello che le donne non dicono“. Ma dal 2023, a causa di alcuni passaggi che oggi stridono con la sensibilità contemporanea risultando anacronistici, ha deciso di apportare piccole ma significative modifiche al testo.
In occasione degli ATP Finals di Torino, la Mannoia – invece di concludere il brano così com’era stato scritto:
“Tanto ci potrai trovare qui
Con le nostre notti bianche
Ma non saremo stanche neanche quando
Ti diremo ancora un altro sì“
Ha precisato con tono fermo:
“Non è detto che sia sì. Potrebbe essere no. E allora io dico sempre: quando una donna dice no, in qualsiasi vestito si trovi, in qualsiasi situazione e condizione si trovi. Quando una donna dice no, è no.”
Ruggeri, intervistato dal Corriere della Sera, ha commentato che questa licenza poetica è il frutto della cultura woke, che – a suo dire – spingerebbe gli artisti a modificare opere già complete. Ricordiamo che l’attivismo woke nasce per risvegliare le coscienze rispetto alle ingiustizie sociali, ma per alcuni è divento sinonimo di un eccessivo attivismo.
Secondo Ruggeri, il testo – figlio di un’altra epoca – sarebbe già chiaro così com’è e non avrebbe bisogno di aggiustamenti:
“La canzone parla di speranze disattese. È il racconto di donne che si rivolgono ai loro uomini: torna quello di un tempo, e ti diremo ancora un altro sì. L’incertezza è già nel testo.”
Fiorella Mannoia, consapevole di quanto la musica possa veicolare messaggi potenti, non riconoscendosi più in alcune parole, ha deciso di intervenire sul testo. Non per moda, né per adeguarsi a un clima culturale, ma per una questione di coerenza e responsabilità. Una scelta opinabile, certo – soprattutto per chi rivendica la paternità del brano – ma comunque legittima. Soprattutto se si considera quanto sia importante rileggere il passato con nuove consapevolezze.