È nella storica Trattoria Arlati di Milano – la stessa che ha ospitato ai propri tavoli e sul palco al pianterreno Mogol, Battisti, Lavezzi e tanti altri musicisti – che Angelica Bove ha presentato il suo primo album, Tana. Disco che esce a meno di un mese dal Festival di Sanremo a cui partecipa fra le Nuove Proposte con Mattone.
Intensa, intima, a tratti struggente e con quell’approccio viscerale che solo chi scava a fondo nella propria vulnerabilità può avere, Bove riempie letteralmente lo spazio. Quello sonoro e quello fisico, con una presenza insieme forte e fragile. Insieme a lei, partners in crime nell’avventura sanremese e discografica, ci sono Federico Nardelli alla direzione artistica dell’album e alla co-scrittura dei brani con Matteo Alieno. Un terzetto che sa lasciare il segno.
Come racconteresti ?È il mio primo progetto, il mio primo album, e nasce da un bel percorso, prima umano e poi artistico, durato due anni. Mi sono fatta tante domande, spero quelle giuste, e ho incontrato le persone giuste. Questo album, secondo me, è il , ovvero quelli con Matteo e Federico. Al di là del fatto che siamo tre romani – quindi – in studio c’era familiarità: ci si sentiva a casa, c’era calore e una sintonia musicale fortissima, oltre che umana. Il nostro incontro, per me, è stato davvero magico.

