Dimenticate, almeno per questo Sanremo, la Serena Brancale di Anema e Core, dei tormentoni e delle coreografie. L’artista, ma prima ancora la donna, che sale sul palco del Festival 2026 si mostra infatti completamente diversa, raccontando un lato intimo ed emotivo che ha che fare con una delle perdite più profonda dell’esistenza di ciascuno. In Qui con me, infatti, la cantautrice si rivolge alla madre che non c’è più regalando una canzone personalissima, in cui il sentimento è la linea portante.
Questo Sanremo sembra avere per te un significato diverso rispetto ai precedenti.
Sì, è un altro lato. Ci pensavo proprio dopo le prime prove. Undici anni fa, al Foro Italico, c’ero per Galleggiare. Era il primo Festival ed ero più incosciente, acerba, ma è stata un’iniziazione alle cose giuste. Poi l’anno scorso con Anima e Core è stato diverso, una festa. Tornare su quel palco dopo dieci anni è stato come un secondo Sanremo di felicità. Ho portato una parte di me.
Quest’anno invece c’è più consapevolezza: il desiderio di cantare davvero e di portare qualcosa di importante, dove il vestito va in secondo piano e la voce diventa la protagonista assoluta.
Che tipo di pressione senti all’idea di cantare una canzone così intensa su quel palco, sia dal punto di vista vocale sia sul piano emotivo?
È una pressione soprattutto emotiva. Questa non è Anima e Core, non è Galleggiare. È una lettera che dedico a mia madre. Ci ho messo sei anni per arrivare a scriverla, perché avevo bisogno di tempo per trovare le parole giuste. È un brano fatto di tanto silenzio, di tanti respiri, e nei respiri c’è molta musica. Per questo ci è voluto tempo. Quest’anno non ho nessuna maschera, non gioco con i colori: porto quello che sono, quello che ho provato e quello che voglio raccontare e dedicarle.
Come immagini l’esibizione? Hai paura che l’emozione possa travolgerti?
Sarà molto scarna. Devo cantare, non ho bisogno di altro. Voglio concentrarmi, e per farlo cercherò di fissare un punto, sicuramente non il gobbo. Credo che non muoversi possa essere molto emozionante. All’inizio, durante le prove, avevo pensato a gesti naturali, ma poi ho capito che non voglio fare nulla: voglio stare immobile, con un’asta, senza neanche toccarla. Voglio che la voce sia vicina al microfono, senza gesti da cantante.
E come ti stai preparando a livello personale?
Le prove che faccio a casa, davanti allo specchio, sono molto intime. A volte penso a lei, altre volte no. Ci sono persone a cui penso perché mi danno forza, come mio padre e mio fratello. Devi anche avere dei piani alternativi, perché la lacrima è facile. Nel mio mestiere devi sapere che può succedere, soprattutto quando canti qualcosa per tua madre che non c’è più. Per questo la performance sarà molto semplice. Poi magari arrivo lì e succede altro… ma non credo.
Sei pronta anche alle critiche che potrebbero arrivare, da parte di chi dirà che parlare della mamma è una scelta “furba” o nazionalpopolare?
Io non mi faccio troppe domande. Le critiche ci sono sempre state: per il capello biondo, per il fatto che prima facevo jazz, poi altro… Se inizi a pensarci, non fai più questo mestiere. Io so che sarà bello, mi emozionerò, e questo mi basta. Sono troppo concentrata a fare bene il mio lavoro e finalmente a raccontare qualcosa di vero, che a volte è anche piacevole ascoltare in un festival così colorato.
Sarò ancora tua sorella la direttrice d’orchestra?
Sì, è il mio portafortuna. Nicole sarà con me, assolutamente. Con questo brano soprattutto non poteva mancare: non potevo immaginare di guardare, durante la performance, una persona non legata a questo pezzo. Saremo io e lei. Sto anche cercando di convincere mio padre a venire, anche se non ci riesco ancora. Ma sì, sarà lei la direttrice d’orchestra.
A fronte di un brano così intimo, cosa stati pensando invece per il duetto? Sarà in linea con Qui con me o, magari, sarò il momento in cui emergerà la tua parte più scatenata?
Quel momento sarà sicuramente diverso. I duetti li faccio sempre con persone che stimo, quindi non sono mai scelte non attinenti al progetto. Può darsi che emerga anche un po’ di Serenata, ma il filo rosso resta Qui con me, che è sempre lì con me.
Cosa ti aspetti da questo Festival, considerando appunto che hai vissuto due Sanremo molto diversi?
Oltre alla voglia e all’esigenza di raccontare qualcosa per lei, avevo anche il bisogno di togliere tutto. Volevo asciugare, semplificare. Volevo cantare. Voglio arrivare lì, non muovermi, perché voglio soltanto cantare. Questo è il centro di tutto.
E se arrivasse l’Eurovision?
Non ci penso adesso. Sono troppo concentrata a dare il massimo in queste serate. Sicuramente una posizione, se sarà il caso, verrà presa, ma credo che un messaggio si possa dare anche andando, non solo facendosi da parte. Ci penserò nel momento giusto. Sarebbe bellissimo, ma ora voglio solo fare bene quello che sto facendo. Vi darò una risposta migliore quando sarà il momento giusto.
Dopo Sanremo, arriverà anche un album?
Sì, un album uscirà sicuramente. Ho tante cose da raccogliere in questi due anni meravigliosi: dal baile funk brasiliano a tutto il lavoro fatto sul dialetto, fino alle collaborazioni. Sono tutte cose di cui vado molto fiera. Avevo pensato anche a un titolo: mi sarebbe piaciuto chiamarlo Il diavolo e l’acqua santa, perché mi ritrovo molto in questo binomio. Sono sicura che nessuno di noi è una cosa sola. Di certo raccoglierò Qui con me e tutto quello che viene prima e dopo, molto presto. Non posso aggiungere altro, ma non vedo l’ora: abbiamo davvero tantissime cose.
Foto di Thom Réver

