Il rock torna protagonista sul palco del Festival di Sanremo grazie all’unica band – al femminile per di più – in gara nell’edizione 2026. Sono le Bambole di Pezza che all’Ariston si presentano per la prima colta cantando Resta con me, una power ballad che unisce forza e fragilità, identità e comunità.
Una ragazza, una chitarra e una tempesta. È da qui che parte il racconto del brano, non una canzone d’amore tradizionale, ma un invito umano alla connessione, alla presenza, allo stare. A sostenersi a vicenda, soprattutto fra donne, mettendo in campo carisma e perché no quell’attitudine ribelle con cui affermare a gran voce che il rock è (anche) femmina.
Quando avete iniziato a pensare a Sanremo?
Abbiamo iniziato a pensarci due anni fa, cercando di crescere per arrivarci preparate e meritevoli di un palco del genere. Abbiamo fatto la gavetta, ed è sempre stata una sfida: abbiamo ricevuto tanti “no”, ma ci sono serviti per distruggere e ricostruire, per rafforzarci. Siamo sognatrici e abbiamo fatto sogni senza mai chiudere gli occhi. Il primo grande sogno è stato davvero quello di poter essere musiciste. Oggi non è sempre una professione presa sul serio, non è necessariamente associata a stabilità o fortuna. Anche solo essere qui è già una realizzazione enorme.
E con quale spirito volete affrontarlo?
Credo che sia proprio questo il punto: per noi non è un punto d’arrivo, ma un punto di partenza. L’unica cosa che proviamo davvero è curiosità. Siamo curiose di vedere cosa succederà. Faremo del nostro meglio perché questa esperienza porti cose positive a noi, al nostro team e anche agli altri, sempre per quel discorso di rappresentazione di cui parlavo prima.
Com’è stata la giornata dell’annuncio di Carlo Conti?
Surreale. Prima di sapere di Sanremo era successo di tutto: relazioni di anni finite, lavori persi… Il giorno in cui scopriamo che siamo a Sanremo, a un certo punto mi trovo in autostrada e mi esplodono le gomme della macchina. Giuro. Ho anche la foto (confessa Cleo, ndr) È stato un caos totale.
All’Ariston portate Resta con me, una ballad rock. Come avete scelto il brano?
Quando l’abbiamo sentita abbiamo capito subito che era la canzone giusta. Ci abbiamo puntato molto. Il produttore è riuscito a cogliere la nostra identità, aiutandoci a raccontarla nel pezzo con tante sfumature. Essendo cinque personalità completamente diverse tra loro, riuscire a trasmettere la nostra unione è una cosa molto bella. È qualcosa a cui teniamo tantissimo e che anche Dani vuole esprimere attraverso lo stile, attraverso i vestiti.
Per noi il rock passa anche dalla moda. E a Sanremo proveremo anche a sorprendere: ci piace l’idea di essere l’effetto sorpresa del Festival, quasi delle outsider. Perché in tanti dicono: “Bambole di Pezza, chi?”. Ecco, quel “chi” vorremmo trasformarlo in qualcosa di molto chiaro.
E della cover Occhi di gatto con Cristina d’Avena cosa potete dirci?
È una Bambola come noi, è meravigliosa! Siamo felicissime perché si è mostrata subito disponibile, con uno spirito di sostegno tra donne che ci ha colpite molto. Già questo per noi è un motivo sufficiente per essere felici di collaborare con lei. È stata molto aperta, anzi a un certo punto ci ha detto: “Più rock!”. E noi: “Davvero?”. “Sì, ancora di più, ancora di più”. Quindi sarà una bella canzone, arrangiata in pieno stile Bambole di Pezza. E ci sarà anche una sorpresa, che ovviamente non possiamo spoilerare….
Delle polemiche, invece, sul caso Andrea Pucci cosa pensate?
Crediamo che ci sia una differenza tra censura e contestazione: la prima arriva dall’alto, la seconda dal basso. È importante ricordare che le minoranze non devono essere bersagli di battute: sono persone, consumatori, cittadini che pagano le tasse. Ascoltare le loro voci è fondamentale. Ci dispiace quando qualcuno rinuncia a un palco importante, ma la contestazione, quando nasce dal basso, è sacrosanta.
Avete aspettative?
Qualsiasi cosa succederà, qualunque sarà la posizione in classifica – e Vasco ci insegna che non è importante arrivare primi, come molti altri – quello che resterà davvero sarà il nostro percorso. I concerti saranno sempre parte della nostra storia, perché è quello che vogliamo fare: suonare. Amiamo suonare, fare dischi, andare avanti. Lo facciamo da tanti anni e continueremo a farlo ancora per tanti. Questo è l’unica cosa che possiamo garantire al cento per cento.
E ci fosse la possibilità di andare all’Eurovision?
Empatizziamo con chi ha scelto di non andare, ma nel nostro caso ci piacerebbe molto. Siamo combattenti dal giorno zero e riteniamo fondamentale portare avanti il nostro messaggio anche su un palco internazionale come l’Eurovision. È un’occasione culturale importante, una possibilità di dialogo con altri artisti e con il pubblico. La donna che fa rock è un esempio, come lo è la donna scienziata o la donna calciatrice. Noi vorremmo portare il nostro esempio di sorellanza.
Dopo il festival, le Bambole di Pezza saranno in tour nei club; queste le date:
- 15 aprile – Milano, Fabrique
- 21 aprile – Firenze, Viper
- 23 aprile – Padova, Hall
- 28 aprile – Torino, Concordia
- 6 maggio – Bologna, Estragon
- 7 maggio – Roma, Atlantico
- 9 maggio – Napoli, Casa della Musica
Foto da ufficio stampa

