Il direttore artistico e conduttore del “Festival di Sanremo“, Carlo Conti, è stato ospite per la prima volta a “Verissimo“. Un’intervista ricca di emozioni, ma senza il colpo di scena dell’annuncio di Silvia Toffanin come co-conduttrice, che in molti si aspettavano.
Dall’inizio della carriera come dj agli esordi come conduttore, fino al Sanremo che verrà: un recap di circa 40 anni di passione trasformata in una professione costellata di successi. E pensare che, per inseguire il suo sogno, lasciò — come si legge su Fanpage — il posto fisso in banca:
“Quando mi licenziai dalla banca, mia madre svenne. Ricordo che capii che qualcosa era cambiato quando feci un programma che si chiamava In Bocca al Lupo. Qui a Mediaset provarono a batterlo con un certo Passaparola.”
Conti ha ricordato, commosso fino alle lacrime, il padre scomparso in tenera età a causa di un tumore, all’epoca incurabile. Il desiderio della madre era quello di vederlo realizzato e prendersi un meritato riscatto dopo un’infanzia e un’adolescenza vissute tra ristrettezze economiche:
“Babbo è una parola che non ho mai potuto dire perché è morto quando io avevo 18 mesi. Quindi mia mamma, una donna molto forte che avrei potuto chiamare babbo, mi ha tirato su da sola. Delle volte mi sono chiesto come sarebbero andate le cose e chi sarei stato oggi se fosse successo il contrario, se avessi perso mia mamma e mi avesse cresciuto mio padre. Non lo so, perché tanto del merito della mia carriera ce l’ha quella signora lì.”
Non sono mancati riferimenti alla vita privata, al matrimonio con Francesca Vaccaro e alla vita rivoluzionata dall’arrivo del figlio Matteo:
“Col matrimonio sono passato dall’io al noi, e con la nascita di Matteo le priorità sono cambiate tutte. Grazie a Dio ho la fortuna di aver potuto rallentare con il lavoro lasciando dopo 15 anni la conduzione quotidiana de L’Eredità. Da allora ci siamo trasferiti a Firenze e ci godiamo di più la vita insieme.”
Abbiamo visto un Carlo Conti più intimo e vulnerabile, che ha messo da parte una quota della sua consueta riservatezza per raccontare al pubblico qualcosa in più di sé.

