Don Alberto Ravagnani non è più prete: le sue motivazioni


A 33 anni Don Alberto Ravagnani ha deciso di fermarsi: non è più prete. Negli ultimi anni Ravagnani è diventato uno dei volti più riconoscibili tra i giovani credenti e non solo. Attraverso i social ha costruito una comunità vasta: 284 mila follower su Instagram, 165 mila su YouTube e 135 mila su TikTok. Centinaia di video in cui Ravgnani parla di religione cattolica alla Gen Z (è stato anche ospite di Fedez nel suo podcast!). Lo scopo, avvicinare i giovani alla fede e provare a svecchiare l’immagine della Chiesa.
A comunicare questa notizia ufficialmente è stato il vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano con una nota diffusa anche attraverso i canali di Famiglia Cristiana, in cui si legge che Ravagnani “ha comunicato la decisione di sospendere il ministero presbiterale” e che “con oggi non svolge più il compito di Vicario Parrocchiale e di Collaboratore della Pastorale Giovanile diocesana“.
Il comunicato riconosce la sofferenza che una scelta simile provoca in molte persone e invita a trasformarla “in occasione di preghiera e di affidamento al Signore”, chiedendo alla comunità di continuare ad accompagnare i giovani che in questi anni hanno condiviso con Ravagnani proposte educative. In particolare, viene sottolineato che alcune esperienze continueranno, come l’adorazione eucaristica del giovedì sera nella parrocchia di San Gottardo, diventata negli anni un punto di riferimento per molti ragazzi.
La spiegazione più articolata della sua scelta è arrivata durante il dialogo con Giacomo Poretti a Porecast. È lì che Ravagnani ha pronunciato parole che chiariscono il cuore della sua decisione: “Nella misura in cui essere prete è un freno, un impedimento anche interiore. E, nonostante mi pesi e sia faticoso, è il momento di fare questo passo“. Per poi aggiungere: “Desidero vivere per Dio, seguire il messaggio di Gesù, vivere la mia umanità il più possibile in maniera divina, ma non più da prete. L’istanza originaria era il desiderio di vivere una vita piena, realizzata, felice e nel servizio degli altri. Per me il seminario e la vita da prete erano i binari in cui poter fare questa cosa”.
Oggi, però, qualcosa è cambiato: “Il treno è rimasto lo stesso, ma sono cambiati i binari. Il prete è un ruolo sociale, a cui sono legate aspettative, obblighi e un campo d’azione delimitato. In me si è creata una dissonanza tra quello che dovrei essere in quanto prete e quello a cui sono chiamato, in questo momento, a essere e a fare. Mi sono reso conto che è molto difficile, e forse non sano, sforzarsi di stare dentro un vestito che ormai ti sta stretto”.
Il discorso prosegue, con un riferimento al suo futuro: “Vivo questo momento con tanto timore: mi rendo conto che ho tra le mani qualcosa di importante e non vorrei romperlo. Penso di essere stato il prete più fortunato del mondo. Al di là di Dio in un colletto, quello che conta è il mio rapporto con Dio nella mia coscienza. Sento che nel mio cuore c’è una chiamata a portare Gesù un po’ più in là rispetto ai confini della Chiesa”.
A fine intervista, quando Poretti gli chiede se debba essere ancora chiamato “don”, Ravagnani risponde senza ambiguità: “Non sono più don, in teoria”. Ma subito precisa: “La mia scelta non è di totale rottura. Non voglio rinnegare il sacramento che ho ricevuto. Teologicamente uno è prete per sempre e io mi sento prete, ma la modalità con cui voglio vivere il mio essere prete non è quella di stare dentro un’istituzione. Quella del don era diventata la mia identità. A ventun anni, quando stavo ancora cercando di capire chi fossi, mi hanno vestito con la talare. Quando ho provato a togliere il colletto non riuscivo a vedermi allo specchio. Non riuscivo nemmeno a indossare colori che non fossero il nero”.
La riflessione confluisce anche nel suo nuovo libro, La Scelta, in uscita il 10 febbraio. “Finora ho raccontato le storie degli altri. Stavolta ho scelto di raccontare la mia. È un libro che non ti aspetti”, spiega. Nei prossimi giorni, sarà proprio lui stesso a raccontarsi con un video confessione su Youtube, come anticipato attraverso le sue storie Instagram.