Non c’è due senza tre. Ermal Meta torna fra i big del Festival di Sanremo per la terza volta, portando in gara il brano Stella stellina, una delle poche canzoni a tema sociale dell’edizione 2026. Una scelta – ne è consapevole il cantautore – che potrebbe fargli piovere addosso le critiche di chi pensa che parlare di bambini e di guerra all’Ariston, in questo momento, sia una via facile per conquistare il pubblico. Ma come in ogni cosa, prima di giudicare occorre conoscere e, in questo caso, ascoltare.
Come mai la scelta di questo brano?
In realtà non sono partito con l’idea fissa di presentare proprio Stella stellina al Festival. Sono andato da Carlo Conti, gli ho fatto ascoltare tutte le canzoni che avevo e gli ho detto: “Senti, te le faccio sentire tutte”. Ascoltandole insieme, ci siamo resi conto entrambi che Stella stellina era quella con il peso specifico maggiore, forse la più giusta per quel contesto. E quindi la scelta è stata abbastanza naturale. Questo è quanto.
La canzone parla di una bambina che vive in una situazione di guerra, facilmente riconducibile a Gaza, parola però che non viene mai citata.
Non ho utilizzato il termine “Gaza” perché ci sono tanti altri riferimenti e non volevo circoscrivere il racconto. L’ispirazione è stata chiaramente quella: persone intrappolate tra muri e mare. Non mi viene in mente un altro posto al mondo che sia così. Detto questo, è ovvio che questa canzone possa virare in diverse direzioni, raccontare tragedie diverse, là dove ce ne sono. Io non voglio diventare il narratore delle tragedie. Ho visto qualcosa, ho provato un profondo disagio, anche verso me stesso, mi sono messo nei panni di qualcun altro e ho scritto una canzone. L’ho scritta così com’è venuta.
Non ho trovato giusto usare la parola “Gaza” perché è già contenuta in tutti i riferimenti del testo: si parla di una primavera, ci sono immagini precise, e in chiusura c’è anche un omaggio a De André. Non vuole essere una canzone di guerra, anche perché di una guerra non stiamo parlando. Una guerra prevede due eserciti che si affrontano: così dicono i dizionari. Se non utilizziamo la terminologia corretta, le parole — che danno forma al mondo — finiscono per deformare la realtà o almeno il modo in cui la raccontiamo. Non volevo chiudere la canzone, perché sguardi di quel tipo esistono ovunque nel mondo: in Africa, in Yemen, in Ucraina. L’ispirazione è stata quella.
Da genitore, come vivi questa situazione?
La paura di essere genitore in un periodo storico come questo… chi è genitore lo sa bene. È un tempo in cui non si riescono più a intravedere i confini: l’orizzonte è basso, c’è foschia, si naviga a vista. Le preoccupazioni ci sono, certo. Ma se non avessi figli, ne avrei altre. Bisogna solo scegliere che tipo di preoccupazioni avere, perché senza preoccupazioni non credo si possa andare avanti.
La domanda sull’Eurovision viene spontanea. Ci andresti?
L’Eurovision… me lo sono chiesto più volte. Premesso che non credo minimamente che vincerò – e quindi il problema in realtà non si pone – ma se anche dovesse succedere, penso che ci siano tanti modi per esprimere dissenso o protesta. C’è il boicottaggio, c’è il silenzio, c’è il voltare le spalle, ma c’è anche andare lì e cantare una canzone del genere ancora più vicino, metterla sotto gli occhi di tutti, sbattergliela in faccia.
Quando scoppiò la rivoluzione in Albania io ero lì, ero piccolo ma me lo ricordo. Se la gente non fosse andata in piazza, nulla sarebbe cambiato. È legittimo boicottare, ma è altrettanto legittimo andare, puntare i piedi e dire: “Io ci sono, e canto questa cosa perché voglio che venga ascoltata, perché non resti solo qui, perché possa arrivare anche là”. Con un’altra canzone forse avrei risposto diversamente, ma con questa no. Sarebbe come non fare l’ultimo passo, come non sostenere fino in fondo il messaggio. Non voglio fare questo errore, non lo voglio fare mai.
Tornando al palco dell’Ariston, quali sono le ansie prima di un’esibizione?
Pensi che sia tutto sbagliato, che non hai fatto bene le prove, che gli ascolti non funzionano. Ti vengono mille dubbi. Poi, quando vai sul palco, l’esperienza magari ti aiuta a frenare le paure, a incanalarle nella direzione giusta. Perché la paura è energia: è solo energia usata male. Con l’esperienza impari a usarla meglio.
Stella stellina fa parte del nuovo album, Funzioni vitali, in cui rifletti sul tempo. Il tuo passato cosa ti racconta oggi?
Il passato presenta sempre una versione di te diversa da quella che sei oggi. È come ricevere un consiglio da una persona non attendibile: sei sempre tu, ma sei tu del passato, e quindi non sei più del tutto affidabile. Il passato cambia a seconda di quello che decidi di mettere in risalto, per questo non bisogna dargli troppo ascolto.
La title track del disco, Funzioni vitali, parla proprio di questo. È un dialogo che, a un primo impatto, può sembrare rivolto a qualcun altro, ma in realtà è con una parte di me, con una versione di me del passato. Infatti, in chiusura dico: “Il passato arriva, bussa alla porta, non aprire questa volta”, perché sarebbe l’ennesimo inganno. Negli ultimi due anni ho reciso alcuni legami che mi tenevano ancorato a cose del passato. Alcune le ho lasciate andare, altre le ho semplicemente accettate. Ho fatto spazio a cose nuove, a quello che dovrà arrivare. Ed è anche per questo che, poi, qualcosa arriva davvero.
E guardando, invece, al futuro della musica che panorama di giovani vedi attorno?
Per me la musica è qualcosa che si fa insieme, e a me piace condividerla. Mi piace fare un viaggio collettivo, perché voglio avere dei ricordi legati a quando faccio un disco. È strano: io non ho ricordi nitidi di quando ho scritto Il coraggio non manca, perché l’ho scritta da solo. Non ho ricordo di quando ho scritto Ti verranno a chiedere di me o Vietato morire: ero solo, affogavo nelle lacrime. Ho questi blur davanti agli occhi. Invece, quando la musica diventa un viaggio condiviso, è tutto più vivo: ti rimpalli le idee, ti racconti, esponi il fianco alle persone che stimi.
L’anno scorso ho fatto i “palchi aperti”, dando il mio palco ad artisti emergenti in apertura, uno o due per ogni data. Credo sia importante. Io ci sono passato: quando suonavo con La Fame di Camilla, agli inizi, Caparezza ci fece aprire un suo concerto. Per noi fu un’iniezione di fiducia incredibile.
Funzioni Vitali, sesto album di inediti di Ermal Meta, esce il 27 febbraio per Columbia Records/Sony Music Italy, in versione digitale, cd e vinile. Questa la tracklist:
- Droni
- Almeno tu
- Stella stellina
- Levi’s 501
- Oggi un anno fa (solo CD e digitale)
- Tutto già visto
- Spaghetti in bianco
- DeLorean
- Il braccialetto della fortuna
- Avanti (solo CD e digitale)
- Il coraggio non manca (solo CD e digitale)
- Funzioni vitali
- Ti verranno a chiedere di me (solo LP)
Durante la primavera, poi, Meta sarà di nuovo live nei club:
- 29 aprile– Perugia, Afterlife (Data Zero)
- 6 maggio – Firenze, Teatro Cartiere Carrara
- 8 maggio – Bologna, Estragon
- 12 maggio – Milano, Fabrique
- 15 maggio – Padova, Hall
- 18 maggio – Venaria Reale (TO), Concordia
- 20 maggio – Roma, Atlantico
- 22 maggio – Molfetta (BA), Eremo Club
- 23 maggio – Napoli, Casa della Musica
Foto di Gianmarco Colajemma

