Alla sua prima volta sanremese, quello di Sayf al Festival 2026 è forse uno dei nomi meno noti alla platea generalista di Rai1. Ma il giovane artista si prepara a presentare il brano Tu mi piaci tanto senza troppi timori – o, meglio, aspettative – per quanto i ritmi serrati che lo aspettano sono forse la cosa che più teme. “Amo più fare musica che parlarne”, ci confessa a fine di una giornata di interviste che è l’antipasto della settimana a Sanremo. “Cioè, non è brutto parlarne – si corregge, sorridendo –mi piace parlare, però quando ci sono i tempi giusti di farlo. Patisco un po’ queste cose di corsa”.
Diciamo che è la palestra per i setti giorni in riviera. C’è qualcosa che ti spaventa di quel palco?
Del palco niente. Non ho moralmente paura di qualcosa, fisicamente certo, l’ansia ce l’ho già adesso! Ma mentalmente non credo di aver niente da temere.
Come sono andate finora le prime prove con l’orchestra?
Bene, benissimo. Mi è piaciuto molto. È bello sentire suonare gli strumentisti, i musicisti. Suona molto bene, mi piace.
Dopo i primi ascolti (qui le pagelle di Trash Italiano) hai ricevuto giudizi alti. Te lo aspettavi?
Io sono sempre senza aspettative, quindi non mi aspettavo niente. Sono contento, sono grato, li ringrazio. Anzi, un po’ mi fa paura il fatto che abbiano parlato bene di Tu mi piaci tanto: mi mette in una posizione forse anche più vulnerabile adesso.
A proposito del brano, nel testo parli d’amore, terreno su cui la canzone italiana si confronta da sempre e che d’altra parte è un tema in cui ci si riconosce facilmente. Quanto è importante per te che le persone si ritrovino nelle tue canzoni?
Sicuramente mi fa piacere se qualcuno possa riconoscersi in quello che canto. Quando uno si riconosce coglie altre sfumature, cose non dette, che passano con un tono, con un’immagine, senza bisogno di spiegarle. Il riconoscersi succede tra persone.
Negli ultimi anni hai trovato una continuità musicale che prima ti era mancata. Quanto è stato importante anche in ottica Sanremo?
Fondamentale. Avere la possibilità di lavorare in maniera continuativa con la musica è il primo passo per poter lavorare davvero in questo settore. È un requisito fondamentale, perché è un lavoro che richiede tantissimo tempo ed energia.
Ma quando hai capito che Sanremo poteva essere il palco giusto per te?
Circa un annetto fa mi si è accesa la lampadina. Mi sono detto “sarebbe bello”. Penso che il momento sia buono, positivo. Non lo vedo prematuro. Sì, un anno fa speravo che un giorno avrei avuto quell’occasione.
Per i duetti hai scelto due colossi della musica come Alex Britti e Mario Biondi. Come è nata questa idea?
Sono due colossi, assolutamente. Li voglio ringraziare per aver accettato di venire con me. Cerchiamo di fare una bella esibizione, un po’ di show. Tra l’altro sono gli unici italiani in vita che hanno cantato con Ray Charles.
Hai all’attivo diverse collaborazioni di prestigioso, penso a Sto bene al mare con Marco Mengoni e Rkomi ma, più recentemente, MONEY, insieme a Artie 5ive e Guè. Hai chiesto consigli a qualcuno di loro? Cosa ti hanno detto?
Il consiglio è sempre lo stesso: cercare di essere tranquilli, essere se stessi il più possibile. Eh sì, mi hanno detto anche che mi toccherà parlare tanto!
Porterai qualcosa come portafortuna a Sanremo?
Sì, principalmente ci saranno mamma, papà e gli amici. Mamma è contenta perché mi vede bene. È una fan di Sanremo… e di Marco Mengoni!
Stai lavorando a un nuovo album? A che punto sei?
Siamo a buon punto. Non voglio sbilanciarmi troppo ma, finito il festival, faremo il possibile per concretizzarlo il prima possibile. Magari un mese o un mese e mezzo dopo.
Dopo il Festival la prospettiva è quella dei live?
Sì, sono in programma. Non so ancora quando li annunceremo, ma ci saranno delle date. L’estate penso sarà impegnata. Speriamo bene.

