Era il 2020, appena prima della pandemia, quando Enrico Nigiotti portava a Sanremo il brano Baciami adesso. Oggi, sei anni dopo, il cantautore livornese è pronto a tornare su quel palco con Ogni volta che non so volare raccontando un amore universale, non giudicante, negli alti e nei bassi della vita. E anticipa così un nuovo album dal titolo Maledetti Innamorati (dal 13 marzo) la cui sostanza emotiva sa di quella sincerità da sempre cifra fondante della musica di Nigio. Senza sconti, senza filtri.
A Sanremo porti una canzone che parla di accettazione e di fragilità, tema al centro anche della serata cover con En e Xanax di Samuele Bersani. Perché il bisogno di focalizzarti su questo argomento?
Perché credo che viviamo in un mondo – e qui riprendo anche il titolo Ogni volta che non so volare – che è quasi una missione. Un mondo in cui sembra che tu debba per forza saper volare, essere in cima. E non dico solo nella musica, ma in qualsiasi mestiere. Oggi c’è questa idea di dover mostrare per forza il successo, come se esistessi solo se “ci sei”, solo se hai tanto. In realtà io credo che dalle fragilità si possa imparare moltissimo. Sicuramente. Io, per esempio, mi sento forte proprio perché sono anche fragile.
Per questo mi faceva piacere portare En e Xanax come cover: innanzitutto perché parla di problemi mentali, di ansia, che oggi è un argomento ancora molto attuale, soprattutto tra i più giovani. Poi è tutto raccontato dentro una canzone d’amore, perché alla fine è una canzone d’amore. E mi faceva piacere anche omaggiare un cantautore come Bersani, che secondo me ha avuto meno successo di quanto meritasse, per quanto ovviamente ne abbia avuto.
Una canzone senza ritornello. Un azzardo?
Sì. Ma in realtà è un flusso di coscienza per cui non ho mai sentito il bisogno di farci un ritornello tantomeno di dovercelo mettere per forza. C’è chi mi ha detto che è una scelta coraggiosa, perché Sanremo è comunque la patria dei ritornelli, ma io penso semplicemente che non ci stava. Nel disco ci sono poi altre canzoni che forse al primo impatto ti prendono di più, nel senso che le puoi cantare subito. Però ho scelto di andarci con una canzone che per me è molto importante: non vado al Festival solo con una canzone, ma con l’inizio di una nuova strada musicale a cui seguirà il disco. Allora ho pensato: voglio iniziare da questa canzone per poi farmi conoscere anche attraverso le altre. Mi sembrava giusto.
Questo album arriva dopo un momento di cambiamento, forse anche di crisi. In che momento della tua vita l’hai scritto?
È un album scritto in due anni. L’ho scritto un po’ lontano da casa, sui treni che mi portavano via e su quelli che mi riportavano a casa. In questi tre anni sono stato più a Milano che a Livorno. In inverno scrivevo, d’estate c’era il tour. E ho scritto tanto in studio portandomi il lavoro a casa per i testi.
Questa cosa riaccendeva anche una certa nostalgia della famiglia, dei figli. Tutti cose che, se scrivi, ti toccano e ti danno qualcosa in più. È un po’ uno steroide del cuore, diciamo così. Scrivere mi ha sempre aiutato a metabolizzare meglio certe cose da dire e ho imparato a scrivere viaggiando: tante frasi, tanti testi sono nati così. Ed è un po’ anche quello che mi ha portato fin qui, un viaggio di vita.
Per descrivere il brano, come prima frase, hai scelto “toccare il fondo”. Quando l’hai toccato tu?
C’è una frase bellissima di Alda Merini, una persona che avrei tanto voluto conoscere, che dice E se diventi farfalla nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra e non volevi le ali. Come tutte le sue frasi, sono tuoni. Credo che dal fondo non si risalga mai da soli ma sono le persone che ti vogliono bene davvero quelle che fanno la differenza.
Non sono quelle che ti dicono “bravo” quando ti sei tirato fuori, ma quelle che, quando sei nella me**a, si sporcano le mani con te e ti vengono a riprendere. Sono quelle che, anche solo quando tocchi il fondo, con il pensiero, gli occhi, la voce, ti fanno risalire. A me questa cosa ha salvato tante volte. Mi ha fatto capire anche chi sono le vere persone che ti stanno accanto: amici, l’amore, la famiglia.
È il messaggio che vorresti mandare a chi ascolta il brano?
S’, è un urlo verso le persone che stanno attraversando un periodo difficile. Ne ho vissuti tanti anch’io e ne vivrò altri, come tutti. Ed è anche per questo che ho deciso di chiamare il disco Maledetti innamorati. Io credo di esserlo: sono un maledetto innamorato della vita, dei sogni, sono un sognatore. Come me ce ne sono tanti. Ne ho vissute tante nella vita, come le hanno vissute tante altre persone.
Credo però che se non fossi stato un maledetto innamorato, probabilmente sarei andato alle Canarie ad aprire quel famoso chiosco. Invece ho capito che l’unico “no” che devi ascoltare, quello che davvero ti può fermare, è quello che dici tu a te stesso, non quello che dicono gli altri. Io ho la testardaggine di chi crede ancora nei sogni. Come diciamo in Maledetti innamorati, che ho scritto con Juli e con Olly: noi siamo quelli con i sogni stropicciati, che ci danno sempre per spacciati, ma in realtà non moriamo mai.
Da livornese a Milano, come vivi la mancanza del mare?
A Milano faccio una vita molto precisa: studio, recitazione, albergo. A volte ceno con Juli, Olly, che sono amici veri. Il mare mi manca tantissimo. Non riuscirei mai a vivere serenamente senza il mare davanti. Credo che non riuscirei mai a vivere fuori da Livorno. Prima che iniziassi a riuscire davvero a vivere con la musica avevo anche pensato di andare alle Canarie, di aprire un chiosco sulla spiaggia e via. Poi invece ho scritto L’amore è: mi ha scelto lei. Ho detto “vabbè, ci provo”, e sono ancora qua. Alle Canarie non ci sono ancora andato, neanche in vacanza.
Come ti stai preparando per Sanremo?
Intanto con la dieta, ho perso otto chili. Volevo alleggerirmi e anche essere più disciplinato: prima lo sgarro era sabato e domenica, ora è solo il sabato. Come vorrei vivere il festival? Divertendomi. Me la voglio vivere così. È vero che è stressante, però stiamo facendo una cosa bella. E poi c’è il mare. La discesa verso Sanremo è bellissima. L’autostrada dei Fiori, dopo Genova è incredibile, vedi tutto il mare. La Liguria ha dei posti dove voglio tornare anche in vacanza.
Io di solito vado sempre fuori, mi piace il caldo, ma in Italia abbiamo dei posti incredibili: Sicilia, Sardegna, Trentino. Questa estate ho girato tanto con il tour. La Sardegna è un posto dove mi vorrei comprare casa, ci sono molto legato. E anche la Liguria: le Cinque Terre, per esempio, ci sono stato per un video e ho detto “cavolo, ci voglio tornare”. Non ci sono ancora tornato, ma lo farò.
Per il FantaSanremo sei pronto?
Allora, posso dirlo, perché non l’ho ancora detto: farò il FantaSanremo. Mi arrivano decine di messaggi in cui la gente mi scrive: “Sei il mio capitano”. Ho dovuto farmi spiegare tutto, ma non chiedetemi troppe cose perché poi rischio di tornare a fare delle ca**ate! Se finisco per autoeliminarmi da Sanremo, vinco qualcosa?
Foto Roberto Graziano Moro

