Ex don Ravagnani torna a parlare del celibato: “Non poterlo scegliere è il problema”


L’ex don Alberto Ravagnani, qualche settimana fa, ha deciso di sospendere il ministero presbiterale. Ha spiegato di voler continuare a vivere la fede e il servizio a Dio, ma al di fuori del ruolo istituzionale di sacerdote. Il 33enne è approdato sui social durante il periodo della pandemia, senza grandi aspettative ma con il desiderio di parlare alla propria comunità. Nel giro di poche settimane ha iniziato a riscuotere un ampio seguito, appassionandosi al mondo della comunicazione digitale. Ed è proprio sui social che ha ammesso di vivere una “dissonanza” insanabile tra la propria identità personale e quella sacerdotale.
Di questo limite ha parlato nel corso di un’intervista al The Times, soffermandosi in particolare sul delicato tema del celibato, ovvero sulla norma che prevede l’astensione dai rapporti sessuali per dedicarsi completamente a Dio. Come riportato anche da Biccy, si legge:
“Trovo ipocrita che la mia affettività, la fisicità, l’amore e la mia capacità di avere una relazione con qualcun altro non siano considerate cose belle. […] Cosa significa essere celibi? I sacerdoti casti cosa possono o non possono fare? Nessuno ne parla, fingiamo tutti di essere perfetti. Quando ho comunicato che me ne sarei andato, alcuni sacerdoti mi hanno detto: ‘Non preoccuparti, la gente ti perdonerà i peccati fisici e affettivi’, come se fosse ovvio che le persone commettano peccati fisici.”
Un argomento che ha affrontato anche su La7, nella trasmissione In Altre Parole, ospite di Massimo Gramellini. Per Ravagnani il celibato, in quanto imposto, rappresenta una questione rilevante sotto diversi punti di vista:
“Il celibato è uno degli ostacoli della vita da sacerdote, il più oggettivo. […] Secondo me c’è anche un legame tra il celibato e certi problemi della Chiesa, questo ha a che fare anche con la castità, che forma una casta, la casta dei casti, la quale rischia poi di abusare del potere sulle coscienze e sui più piccoli. Il fatto che il celibato continui ad essere una legge imprescindibile per chi vuole diventare prete è un problema. Il celibato in sé può essere una cosa buona, non è un male, ma il problema è non poterlo scegliere.”
L’annoso tema della castità dei sacerdoti riemerge ciclicamente, riaccendendo confronti e riflessioni tra chi si dice favorevole alla rimozione dell’obbligo e chi preferisce una Chiesa immutata nel tempo.