“Se fosse per me, a Sanremo ci andrei tutti gli anni, perché febbraio è diventato un appuntamento fisso. In questi anni ci sono comunque stata, soprattutto nella serata delle cover, ma finalmente quest’anno torno in gara. E ho capito davvero che è un privilegio: quando non lo fai, ti senti un po’ esclusa”. È il brano Magica Favola a riportare un’entusiasta Arisa tra i Campioni del Festival 2026, tappa che anticipa l’album Foto mosse in uscita “presto”, promette Rosalba.
Partiamo dal brano.
È una canzone che qualcuno ha definito “alla Disney”. In realtà è un brano che nasce con il desiderio di restare nel tempo. È costruito su una melodia che, secondo noi – io, i Mamakas, Giuseppe Anastasi e Galeffi – richiama un po’ l’operetta dei primi del Novecento. Abbiamo voluto creare qualcosa che strizzasse l’occhio al passato, ma con un tema molto moderno: il bilancio della propria vita rispetto a quella che è oggi.
Di cosa parla?
Parla di quando ti svegli una mattina e ti rendi conto di essere arrivata a un certo punto, ma di aver lasciato indietro tante cose. E tra queste, soprattutto, la capacità di essere felice. La felicità delle piccole cose. A un certo punto della vita senti il bisogno di riappropriarti della tua sensibilità, del tuo sentire. Metaforicamente significa tornare bambini. Perché quello che ci rendeva felici da piccoli non è poi così diverso da ciò che ci rende felici oggi.
Qualche anno fa ad Amici hai fatto un discorso sulla tua voglia di tornare a Sanremo che è diventato virale. Cosa diresti oggi all’Arisa di allora?
Le direi di avere pazienza. Nella vita ci sono momenti e momenti. Se non molli, se tieni duro, se non ti arrendi davanti a un rifiuto e vai avanti, le cose possono rimettersi a posto. Io sono una persona molto ansiosa: a volte vorrei tutto e subito. Quando una cosa non arriva mi spavento. Invece bisogna lavorare, lavorare duro, senza dare nulla per scontato. Bisogna impegnarsi davvero.
All’inizio, quando quel discorso è andato in onda, un po’ me la sono presa: pensavo quasi che non lo avrebbero trasmesso. Poi ho capito che mi è servito tantissimo. Il pubblico ha visto che sono semplicemente un essere umano, soggetto al gradimento e al non gradimento. Quella esternazione nasceva anche dal fatto che mi sentivo stata molto fortunata in passato e avevo quasi paura che certe cose non potessero più succedere. Invece sì. Bisogna attraversare la vita e non fermarsi mai.
Sei particolarmente serena in questo momento, è un’impressione o lo sei davvero?
Io mi sento serena, sì. E spero che questo progetto porti emozioni e verità. Celebriamo questa giornata augurandoci che sia un grande Sanremo. Non per forza “straordinario”, ma che da oggi in poi le cose possano essere più semplici, più leggere. Spero di non deludere le aspettative e di fare davvero del mio meglio.
Quale sarà, quindi, l’approccio al festival?
Lo vivrò con serietà ma anche con leggerezza. Ormai cerco di vivere tutto come se fosse l’ultima volta – non perché mi senta vecchia, ma perché ho capito il valore delle cose. Voglio godermelo, divertirmi, onorare chi mi sceglie anche al FantaSanremo (ride). Ma voglio anche cantare benissimo. Voglio fare tutto, e farlo bene, perché so che posso farlo.
Hai spesso cantato l’amore, e la fine dell’amore. Come lo vivi oggi?
In questo momento sono sola, sentimentalmente. Ho tante persone accanto, ma non un compagno. E da quando sono sola, però, mi vedo più bella, più tranquilla, più serena, più solare. Quindi penso che, nel mio caso, non mi serva “una persona in generale”, ma la persona giusta. Altrimenti sto benissimo da sola. Non credo che una donna abbia bisogno per forza di qualcuno accanto. Credo che le donne possano bastare a se stesse, possano autocurarsi, autoamarsi e fare grandi cose.
Domanda sull’Eurovision: senti ancora di avere un “conto in sospeso”?
Beh, non ci ho fatto pace! Mi piacerebbe molto andare all’Eurovision. La notte è una canzone che ogni anno viene reinterpretata da artisti diversi nel mondo – quest’anno, per esempio, l’ha cantata Gustavo Lima con grande successo. E ogni volta che succede ringrazio, perché il brano è anche mio. Però mi chiedo: perché io no? Mi piacerebbe esportare la mia musica, diffondere il mio pensiero artistico fuori dall’Italia. Non solo per ambizione, ma per vivere il mio lavoro in modo diverso: conoscere posti nuovi, lingue nuove, paesaggi diversi. Crescere attraverso l’esperienza.
In questi giorni è tornato virale anche un tuo video da Pechino in cui canti l’inno nazionale e dici che l’inno si esegue e non si interpreta. L’inno è interpretabile oppure no?
Prima di tutto, mi sento sempre a disagio quando mi mettono a confronto con altri artisti. I paragoni, sia positivi sia negativi, non mi piacciono: rischiano di creare antipatie o divisioni. Io, fin da bambina, ho sempre desiderato sentirmi “in mezzo agli altri”, non separata. Per quanto riguarda l’inno: io sono molto elementare nel mio modo di cantare. Tendo a rispettare le canzoni per quello che sono, nella loro forma originale.
Non avrei saputo fare, per esempio, quello che ha fatto Laura Pausini: lei è un’artista internazionale con una vocalità incredibile, ha portato la sua interpretazione personale in giro per il mondo. Se pensiamo a come hanno cantato i rispettivi inni artisti come Beyoncé, Whitney Houston o Lady Gaga, sono state interpretazioni molto personalizzate. Secondo me l’inno si può interpretare come si vuole. Io l’ho fatto in modo più lineare, altri in modo più personale. Sono scelte artistiche.

A proposito di Olimpiadi, quando ascolteremo il tuo inno?
Ecco, quello che mi è dispiaciuto di più è questo. Io e Malika Ayane abbiamo partecipato a un contest per l’inno delle Olimpiadi 2026. Il mio brano, Fino all’alba, aveva vinto davanti al pubblico di Sanremo. E poi non è stato minimamente ca***to. Questo mi ha ferita di più. Parliamo di una cosa votata dagli italiani, annunciata pubblicamente, e poi messa da parte.
In attesa di vederla del Festival di Sanremo, Arisa ha annunciato anche due speciali due appuntamenti dal vivo, nel contesto intimo dei teatri. Queste le date (ne seguiranno altre) di ARISA – LIVE PREMIÈRE (biglietti su ticketone.it e i punti vendita abituali):
- 22 maggio – Roma, Teatro Brancaccio
- 29 maggio – Milano, Teatro Lirico.
Foto di Silvia Violante Rouge

